Venerdì, Dicembre 16, 2011
● Empatia
Dedicate nove minuti della vostra vita per capire: senza empatia siamo solo macchine programmabili dallo scellerato di turno.
Wikio
Lunedì, Marzo 14, 2011
● Il bivio

Un periodo come quello che stiamo vivendo, dove la corruzione, la crisi generale e la disoccupazione più che impegno, altruismo e voglia di cambiare generano sfiducia, paura e disoccupazione; una simile fase storicamente si è sempre conclusa in uno dei seguenti modi:
1) Una rivoluzione pacifica, che ha stravolto le regole della società migliorando la condizione di molti;
2) Un aggravarsi della situazione attuale, con l’aumento dei privilegi e della corruzione, giustificati dal mancato interesse verso la politica da parte dei cittadini, con conseguente implosione del sistema in una rivoluzione violenta. Proprio come sta accadendo in Africa.
Cosa preferite?
Wikio
Sabato, Febbraio 26, 2011
● Storia d’Italia, quella che non ti raccontano: il sacco di Genova

Il governo ha intenzione di proclamare il 17 marzo 2011 festa nazionale per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia. Riguardo ad uno Stato imposto con la forza e l'assassinio, per meri obiettivi economici, non ci trovo proprio nulla da festeggiare.
Il sacco di Genova è il nome di un episodio storico accaduto tra giovedì 5 aprile e mercoledì 11 aprile 1849 che ebbe tra i protagonisti che si posero alla vana difesa della città, il geologo e uomo politico italiano Lorenzo Pareto - comandante della Guardia Civica - e lo studente universitario e militare a Custoza Alessandro De Stefanis.
In seguito all’armistizio firmato il 25 marzo a Vignale (quartiere di Novara) da Vittorio Emanuele II di Savoia, succeduto al padre Carlo Alberto dopo la sconfitta di quest’ultimo a Novara, ed il generale austriaco Josef Radetzky, nel capoluogo ligure il malcontento popolare sfociò nei cosiddetti moti di Genova.
I tumulti cittadini portarono ad una momentanea restaurazione di un governo autonomo nell’antica (e rimpianta da molti abitanti) capitale della Repubblica di Genova e il generale Alfonso La Marmora venne inviato a sedare la rivolta.
Dopo alcuni giorni di violenti scontri, il 5 aprile la città venne bombardata per trentasei ore, senza alcun preavviso, un vascello inglese, il Vengeance, comandato da Lord Hardwicke, intervenne a favore dei piemontesi cannoneggiando la città, i soldati di sua maestà britannica presero la batteria del molo e da lì continuarono il bombardamento.
La Marmora, giunto di fronte alla porta della Lanterna, simbolo cittadino, fingendo di voler trattare con gli assediati, attaccò senza preavviso i difensori conquistando quella posizione, quindi i piemontesi conquistarono con l’inganno anche il palazzo del Principe e dopo una notte di strenua resistenza i difensori di Villa Bonino dovettero cedere a duecento bersaglieri.
La battaglia vide anche l’intervento di un brigantino americano in favore dei rivoltosi, animati da spirito repubblicano, e l’eroica azione di Alessandro De Stefanis che venne ferito nel tentativo di riprendere il Forte Begato, nonostante si fosse nascosto in un casolare, venne raggiunto da un manipolo di bersaglieri che infierirono sul giovane provocandone la morte dopo ventotto giorni di agonia.
I Genovesi confidavano molto sull’arrivo della Divisione Lombarda, composta da volontari, che avrebbe potuto modificare gli avvenimenti; la divisione era comandata dal generale Manfredo Fanti il quale, nonostante la volontà dei suoi soldati di portare aiuto a Genova, si operò, riuscendovi, a non far giungere il soccorso alla Città.
Durante il pesante bombardamento del 5 aprile le truppe piemontesi presero di mira le abitazioni civili e persino l’ospedale di Pammatone (già Portoria ed oggi Piccapietra), sparando a raffica dalle batterie di San Benigno; gli inglesi, dal canto loro, continuarono il bombardamento, in particolare della zona di San Teodoro. I genovesi riuscirono a resistere fino all’11 aprile all’occupazione della città da parte di un esercito di 25.000-30.000 uomini.
Durante questo periodo, la soldataglia, con ammirevoli eccezioni come narrato dall’anonimo di Marsiglia, si abbandonò alle più meschine azioni contro la popolazione civile, violentando donne ed uccidendo padri di famiglia e fratelli che si opponevano allo scempio, sparando alle finestre alla gente che vi si affacciava e correndo per le strade al grido di “I Genovesi son tutti Balilla” (riferendosi alle gesta del giovane patriota genovese Giovan Battista Perasso celebre per il grido di invito alla rivolta “Che l’inse?”, “Che dia inizio?”), non meritano compassione, dobbiamo ucciderli tutti; oppure: “denari, denari o la vita”, a cui fecero seguito irruzioni e predazioni.
Neppure i luoghi sacri vennero risparmiati e le argenterie razziate; i prigionieri, anche quelli che si erano arresi, vennero uccisi o stipati in celle anguste e costretti addirittura a dissetarsi della propria urina. A seguito di quanto accaduto, i cittadini genovesi, non sono più stati tenuti a prestare servizio militare nei bersaglieri, a meno che non ne facessero richiesta personalmente.
Vittorio Emanuele II scrisse (originale vergato in lingua francese) al generale La Marmora:
Mio caro generale,
vi ho affidato l’affare di Genova perché siete un coraggioso. Non potevate fare di meglio e meritate ogni genere di complimenti.Spero che la nostra infelice nazione aprirà finalmente gli occhi e vedrà l’abisso in cui si era gettata a testa bassa.
Occorre molta fatica per trarla fuori ed è proprio suo malgrado che bisogna lavorare per il suo bene; che ella impari per una volta finalmente ad amare gli onesti che lavorano per la sua felicità e a odiare questa vile e infetta razza di canaglie di cui essa si fidava e nella quale, sacrificando ogni sentimento di fedeltà, ogni sentimento d’onore, essa poneva tutta la sua speranza. Dopo i nostri tristi avvenimenti, di cui avrete avuto i dettagli in seguito a un mio ordine, non so neppure io come sia riuscito in mezzo a tante difficoltà a trovarmi al punto in cui siamo. Ho lavorato costantemente notte e giorno, ma se ciò continua così ci lascio la pelle, che avrei voluto piuttosto lasciare in una delle ultime battaglie.
Parlerò alla deputazione con prudenza; saprà tuttavia la mia maniera di pensare. Vedrete le condizioni; mi è stato necessario combattere con il Ministero, perché Pinelli spesso si mostra molto debole.
Penso di lasciarvi ancora qualche tempo a Genova; fate tutto quel che giudicherete opportuno per il meglio. Ricordatevi, molto rigore con i militari compromessi. Ho fatto mettere De Asarta e il Colonnello del Genio in Consiglio di guerra. Ricordatevi di far condannare dai tribunali tutti i delitti commessi da chiunque e soprattutto nei confronti dei nostri ufficiali; di cacciare immediatamente tutti gli stranieri e di farli accompagnare alla frontiera e di costituire immediatamente una buona polizia.
Ci sono pochi individui compresi nella nota, ma si dice che occorre clemenza. Informateci su ciò che succederà, sullo stato della città, sul suo spirito, su coloro che hanno preso più parte alla rivolta, e cercate se potete di far sì che i soldati non si lascino andare a eccessi sugli abitanti, e fate dar loro, se necessario, un’alta paga e molta disciplina soprattutto per coloro che vi inviamo; saranno seccati di non arrivare a tempo.
Conservatemi la vostra cara amicizia, e conservatevi per altri tempi che, a quanto credo, non saranno lontani, in cui avrò bisogno dei vostri talenti e del vostro coraggio.
Li 8 aprile 1849
Vostro affezionatissimo
Vittorio
Il 26 novembre 2008, il Consiglio Comunale di Genova, su richiesta del Movimento Indipendentista Ligure, ha fatto apporre sulla statua del re Vittorio Emanuele II in piazza Corvetto, una targa che ricorda i tragici fatti dell’aprile 1849.
Il testo della targa recita:
NELL’APRILE 1849
LE TRUPPE DEL RE DI SARDEGNA VITTORIO EMANUELE II
AL COMANDO DEL GENERALE ALFONSO LA MARMORA
SOTTOPOSERO L’INERME POPOLAZIONE GENOVESE
A SACCHEGGI BOMBARDAMENTI E CRUDELI VIOLENZE
PROVOCANDO LA MORTE DI MOLTI PACIFICI CITTADINI
AGGIUNGENDO COSI’ ALLA FORZATA ANNESSIONE
DELLA REPUBBLICA DI GENOVA AL REGNO DI SARDEGNA DEL 1814
UN ULTERIORE MOTIVO DI BIASIMO
AFFINCHE’ CIO’ CHE E’ STATO TROPPO A LUNGO RIMOSSO
NON VENGA PIU’ DIMENTICATO
IL COMUNE DI GENOVA POSE
(Tratto integralmente da wikipedia)
Altro che festeggiamenti: suggerisco caldamente di sensibilizzare i sindaci o iniziare in tutta Italia la raccolta delle firme per far rimuovere il nome di La Marmora da vie e piazze. Di simili criminali contro l’umanità abbiamo le tasche piene!
Wikio
Venerdì, Gennaio 21, 2011
● Il quarto polo

Il 65% delle tasse che paghiamo serve a nutrire la solita casta di politicanti che si ricicla (trasversalmente) da un ventennio. Sono sempre loro, sempre gli stessi, che cambiano formazione o il nome del partito, invece per gli italiani non cambia mai nulla in termini di benefici, anzi…
Da decenni, l’unica cosa che muta è il conto in banca di questi signori.
Per questo, quando leggiamo del “nuovo che avanza“, e invece trattasi dei soliti noti, ci viene il prurito alle mani: ma quanto cretini pensate che siamo? E quanta pazienza avremo ancora nei confronti di questi giornalisti che ci vogliono vendere per nuove le solite vecchie ciabatte usate?
Se vogliamo dare come credibili i primi due poli, tanto vale credere pure al sedicente terzo polo, salvo poi classificarli tutti insieme alla voce “vecchi mangioni della politica”, o meglio “vecchi politicanti mangioni“, perché la politica, quella vera, è cosa nobile.
Ma, tolto il bluff dell’attuale opposizione, esiste in Italia un’alternativa politica all’attuale status quo?
Esiste, e sono i movimenti dei cittadini, quelli che Flores D’arcais, dalle pagine de Il Fatto Quotidiano, definisce “Movimenti civili che nella radicalità della lotta costruiscono alleanze programmatiche sempre più larghe. Quello che dovrebbero fare i partiti di opposizione, autoridottisi invece a larve. Solo la lotta di questi movimenti può liberarci dal regime. Purché capaci di sinergia, e di non sfuggire il problema che ha fin qui regalato alla casta di opposizione la rendita monopolistica sul terreno elettorale“.
A partire dal Movimento Cinque Stelle - se saprà risolvere il problema legato al logo ed alla mancanza di regole interne, che di fatto rendono il proprietario del logo il Deus ex machina di ogni situazione che richieda una decisione sofferta - esistono anche altri movimenti nazionali che stanno facendo da aggregatori per altre realtà più piccole.
Particolarmente diffuso nel sud Italia troviamo il movimento Insorgenza Civile, che, al pari della Rete dei Cittadini, si è già cimentato in una competizione elettorale.
Salendo al nord scopriamo il movimento Cittadini Attivi, mentre - con una diffusione più capillare - sono Uniti e Diversi e Italia dei Veri Valori, quest’ultimo coinvolto in un progetto chiamato “Federazione dei Movimenti“, che tende a raggruppare sotto un’unica bandiera le suddette compagini.
Potrebbero essere questi movimenti la vera e unica alternativa all’attuale casta trasversale che, con la commedia della maggioranza e dell’opposizione, si divide agi e potere da un ventennio.
Questi movimenti potrebbero rappresentare il quarto polo: i programmi sono moderni, e prevedono in primis lo smantellamento dei privilegi di casta, il merito, la vera concorrenza e la fine dei familismi: in pratica risorse pari al 65% della nostra pressione fiscale, che andrebbe quindi sgravata di tale macigno che serve a nutrire il ceto politico attuale.
Quello che manca loro è la presenza mediatica. Perché, se l’avessero, della vecchia casta rimarrebbero, in termini elettorali, le briciole. Si vedrà.
Se ci sarà onestà intellettuale da parte dei giornalisti - non fosse altro per il rispetto verso questi ragazzi, verso queste persone, che poi, nella quasi totalità dei casi, sono le stesse che hanno tenuto a freno la deriva autoritaria con la loro costante presenza nelle piazze - ci sarà pure una speranza per un futuro migliore.
State tranquilli, cari giornalisti, anche se il vostro partito del cuore perderà consensi, non accadrà niente di peggio di quello che è già accaduto.
Wikio
Domenica, Dicembre 26, 2010
● Il disegno

Riceviamo una segnalazione che ci consente di chiudere il cerchio con i problemi politici, di partiti o movimenti, ereditati dall’ultima tornata elettorale o congressuale che sia: prendiamo atto che, dopo questa denuncia, nell’attuale scacchiere politico nazionale pare proprio che non si salvi più nessuno.
I fatti. Dopo l’exploit del MoVimento Cinque Stelle di Beppe Grillo in Emilia Romagna, che ha raggiunto un ragguardevole 7%, doppiando la media delle regioni italiane nelle quali comunque le liste “grilline” sono risultate ben piazzate, è salita la tensione tra le anime del movimento fondato da Grillo in seguito alla contesa sull’assegnazione della poltrona per il secondo consigliere regionale spettante alla lista, oltre a quella del candidato presidente Giovanni Favia.
I grillini, attraverso le secondarie hanno designato il candidato bolognese Andrea Defranceschi quale secondo consigliere regionale, al fianco di Giovanni Favia. Una scelta che ha fatto partire da Modena una lettera direttamente a Beppe Grillo. Una lettera non certo di esultanza.
A scrivere a Grillo è, infatti, Vittorio Ballestrazzi, capogruppo al Comune di Modena del Movimento Cinque Stelle, il quale, senza mezze misure, lo esorta ad intervenire: “Beppe – scrive Ballestrazzi riferendosi personalmente a Grillo – ti chiediamo di intervenire, perché i princìpi cardine del movimento siano preservati“.La preoccupazione e le critiche di Ballestrazzi sono chiarite nella nota che accompagna la lettera, dove il capogruppo modenese afferma che dopo le elezioni, tra i grillini emiliano-romagnoli “è successo l’inimmaginabile”. La spaccatura è talmente grave che Ballestrazzi non esita a diffondere una registrazione audio in cui Favia, il 2 gennaio, si esprimeva sul consigliere di Modena. Nella lettera Ballestrazzi parla di “grave ingiustizia elettorale dettata dalla convenienza: se fosse realizzata – spiega – il movimento morirebbe ancor prima di nascere”. Il grillino modenese ripercorre le tappe che hanno portato all’elezione di due consiglieri regionali e poi alle secondarie (decise da Favia, “non sentendosela di scegliere”) per l’individuazione del secondo nome. “Con quel meccanismo, a totale dispregio dei voti dei cittadini- scrive Ballestrazzi- non si tiene conto della volontà elettorale”.
Spiega infatti a Grillo l’attivista modenese: “Buon senso, pari opportunità, democrazia e logica vogliono che il seggio di Modena vada a Sandra Poppi, avendo quest’ultima quasi il doppio delle preferenze di De Franceschi a Bologna”. Eppure, continua la missiva, “potrebbe non andare così, perché 40 imprevisti grandi elettori del movimento vengono anteposti a 1.093 preferenze di singoli cittadini (per non parlare di quelle di Favia)”.
“Si è anche detto – continua a spiegare Ballestrazzi – che noi di Modena non siamo affidabili, perché siamo divisi in almeno due gruppi per problemi interni. Tuttavia, a parte che questo non c’entra nulla con il voto espresso dagli elettori e non può essere usato come metro per valutare le loro preferenze, quali altre province non hanno problemi interni, più o meno risolte con scissioni ed epurazioni?”.L’audio con la voce di Favia, registrata a quanto spiega Ballestrazzi nel corso di un tavolo tecnico svolto a Bologna prima delle elezioni, si inserisce in questo contesto in quanto, proprio il candidato bolognese, già consigliere comunale, afferma che, in caso di un “ottimo risultato” (come poi in effetti è stato), “Modena è probabilmente la città che farà il secondo consigliere”, dice Favia nella registrazione, invitando i due gruppi modenesi che non vanno d’accordo, “a ritrovarsi e magari a decidere su due persone su cui puntare”, poi, conclude Favia, “il voto più democratico, che coinvolge tutto il popolo dei grillini della provincia di Modena, è quello delle preferenze nella lista provinciale ed è lì che si possono misurare i due gruppi”.
Ballestrazzi commenta nella nota: “E’ a quella dichiarazione, a cui abbiamo creduto, che abbiamo fatto riferimento per impegnarci al 200% per il movimento in questa campagna elettorale coinvolgente e con un risultato eclatante- sottolinea il grillino modenese- poi è successo l’inimmaginabile”.Dichiarazioni che hanno fatto partire una serie di attacchi nei confronti di Ballestrazzi, prima scaricato dal Movimento Cinque Stelle di Modena, e poi dallo stesso Favia: “Ballestrazzi può sempre tornarsene da dov’è venuto, cioè un partito”. (cfr. bolognanotizie.com)
Per concludere, guardatevi questi video e poi ditemi se non si tratta del solito metodo, trito e ritrito, che i partiti usano da sempre per far passare come prodotto di un percorso democratico un disegno realizzato, a priori, a tavolino.
A volte è sufficiente concordare le cose prima. In alternativa sarebbe consigliabile non avere in mente uno specifico disegno, soprattutto perché potrebbe non realizzarsi. E allora, cercare di far rientrare un risultato diverso nel disegno originale, facendo passare per democratica tutta la procedura pilotata che ne consegue, produce inevitabilmente spaccature.
Non sono da sottovalutare queste crepe, perché da lì poi si parte verso la rottura finale. E l’IDV ne sa qualcosa.
Le tecniche utilizzate da Favia & Co. in Emilia Romagna sembrano tratte dal manuale in uso presso tutti i partiti italiani, e questo fa sì che la ferita, se non ricucita, possa diventare mortale, perché il distinguo dai partiti era uno dei punti forti del messaggio di Grillo.
La prova che l’infezione - non curata - si stia propagando l’abbiamo qui, ma soprattutto qui, dove un neonato movimento si ripropone di raccogliere tutti i feriti del MoVimento Cinque Stelle per incominciare una nuova avventura. Un po’ quello che sta accadendo nel PD e nell’IDV con i rispettivi rottamatori.
Che fare dunque a sette mesi dal fattaccio? L’unica soluzione è rimediare, e non far passare il tutto come un incidente di percorso da dimenticare: Andrea De Franceschi si deve dimettere, Vittorio Ballestrazzi va reintegrato e Sandra Poppi va risarcita. Solo così la ferita si potrebbe rimarginare, e la credibilità ritornare a cinque stelle.
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