Domenica, Febbraio 7, 2010
● Il nuovo “caso calvi”
Perché no? Perché non potrebbe essere stata una colossale presa per il culo pre-organizzata?
Conosciamo infatti il personaggio, e abbiamo saputo di come è assurto al potere: i miliardi piovuti dal cielo (del sud) per dare vita all’impero, le sentenze prescritte pregne di reati, i processi saltati per le leggi ad personam, siamo inorriditi davanti alle inique leggi ad Mediaset, davanti al suo braccio destro condannato per Mafia, a quello sinistro condannato per corruzione di magistrati, tanto per citare le prime cose che mi vengono in mente (e perché, onestamente, sono anche stufa di fare il riassunto delle malefatte di Berlusconi).
Con questi precedenti e un tale attore, organizzare un finto attentato per guadagnare consenso è un gioco da ragazzi, e non mi meraviglierei affatto se fosse andata proprio così.
Per chi si occupa da sempre (e solo) di fiction, pianificare una clip da film, con Tartaglia miglior attore non protagonista (e non consapevole), sarebbe semplice come bere un bicchiere d’acqua, come per una velina guadagnare una poltrona da ministro con un colpo d’anca.
Vai suP.S. Perché gli uomini dell’entourage di Berlusconi hanno sempre meno capelli di lui (cioè nessuno)? E’ forse un requisito obbligatorio per l’assunzione?
Sabato, Febbraio 6, 2010
● C’è tanto bisogno di sapere
Riceviamo e pubblichiamo (con piacere):
Vai suNOTIZIE CHE PASSANO E NOTIZIE CHE SPARISCONO.
Sabato 19 Dicembre si è svolta una pacifica manifestazione contro il ponte sullo Stretto di Messina. Ci ho partecipato, ovviamente, perchè credo che non ci sia una sola ragione che giustifichi la costruzione di questo eco-mostro.
Alla manifestazione hanno partecipato 20.000 persone secondo gli organizzatori e 4.000 a parere del Ministero dell’Interno… Io, che vi ho preso parte, aristotelicamente mi limito a dire che la verità sta a metà strada tra i due estremi.
Cosa curiosa, amici, è che alla fine ci sia scappato pure il morto, ma non per colpa dei “Black block”. I detrattori della manifestazione hanno impaurito un bel po’ di gente, paventando il rischio di disordini organizzati dai più facinorosi dei manifestanti, ma a morire è stato l’ex sindaco di Badolato (CZ), Franco Nisticò, appena cinquantenne, pare una gran brava persona, che ha avuto un malore subito dopo aver parlato dal palco, alla fine del corteo.
La cosa più curiosa, amici, è stata un’altra: la sera del 19 Dicembre nè la Rai nè le televisioni Mediaset hanno parlato dell’evento. Non si doveva forse far sapere che c’erano migliaia di persone che dissentivano?
Bah! La cosa curiosa di questo strano Paese è che a volte in TV tirano fuori bizzarri servizi giornalistici su animali esotici finiti per caso in una boscaglia, o sulle prelibatezze culinarie delle nostre regioni. Sarà forse perchè i poveri boa e i tortellini in brodo non hanno mai avuto il dono della parola?Mi farà piacere se farete girare questa mail. C’è tanto bisogno di sapere.
Giovanni Bambace
CRA-ACM Reggio Calabria
giovanni.bambace@entecra.it
Lunedì, Febbraio 1, 2010
● Libertà dichiarata e indice reale di libertà economica

Nel paese governato dal Popolo Della Libertà ci si aspetta di trovare la libertà, soprattutto quella economica, tanto sbandierata.
Ebbene, l’Istituto Bruno Leoni, il quale fa del libero mercato il suo cavallo di battaglia, e che non possiamo sicuramente classificare come comunista, ha stilato, in collaborazione con Heritage Foundation e Wall Street Journal (altri famigerati comunisti), la classifica delle libertà economiche del 2010.
Nel 2010 l’Italia è settantaquattresima in libertà economica, dopo Madagascar e Dominica, e subito prima di Bulgaria, Uganda e Namibia. Secondo l’Indice della libertà economica il nostro paese è libero al 62,7%: 1,3 punti percentuali in più dello scorso anno che consentono di guadagnare due posti in classifica, contro la settantaseiesima posizione raggiunta nel 2009.
Il miglioramento, secondo gli autori dell’Indice, “riflette modesti avanzamenti nella libertà di scambio e nella libertà di investimento”. Tuttavia, “la libertà economica complessiva dell’Italia - si legge nel rapporto - è ridotta da una gestione inefficiente delle finanze pubbliche, una corruzione diffusa, e un elevato carico fiscale“.
L’Indice della libertà economica consiste di dieci indicatori, che vengono calcolati annualmente per 179 paesi. Nel 2010, le prime posizioni restano appannaggio di quattro paesi dell’Asia e del Pacifico (Hong Kong, Singapore, Australia e Nuova Zelanda). Il Regno Unito scende sotto la decima posizione, e gli Stati Uniti calano all’ottava posizione, come conseguenza delle politiche interventiste assunte in funzione anticrisi.
Per quel che riguarda l’Europa, l’Irlanda si conferma il paese più libero tra i membri dell’UE (quinto posto, 81,3%), nonostante la perdita di 0,9 punti percentuali, seguita dalla Danimarca (77,9%, nona posizione) e dal Regno Unito (76,5%, undicesimo). Tra i grandi Stati membri dell’UE, la Germania è ventitreesima col 71,1% e la Spagna trentaseiesima col 69,6%. Dietro l’Italia, in Europa si colloca solo la Bulgaria (settacinquesima col 62,3%).
Tra uno slogan televisivo ed una barzelletta, tra una legge ad personam ed un sorriso dipinto sul volto, c’è una lunga china, tutta da risalire. E investire oggi sulla libertà economica reale è fondamentale per potere finalmente uscire dalla spirale del declino.
Vai suMercoledì, Gennaio 27, 2010
● Ci hanno (quasi) scoperto

Ogni volta che uno straniero viene a contatto con la realtà italiana rimane di sasso, e allora manifesta, nei modi più spontanei, la sua sconcertata incredulità.
Perché, credetemi, fuori dai confini italiani la spontaneità esiste. Quello che non esiste, ancora, è l’esatta comprensione di cosa sia l’Italia.
E, per colmare questa lacuna, stiamo lavorando alacremente; al punto che il blog verrà tradotto in inglese entro la fine dell’anno.
«Il presidente dell’Enac, Vito Riggio (nella foto), è un idiota, ed ha rilasciato dichiarazioni idiote e stupide».
Michael O’Leary, numero uno di Ryanair, non le manda a dire. Il riferimento è alle dichiarazioni secondo le quali Ryanair rifiutava di accettare documenti di riconoscimento diversi da carte d’identità e passaporti solo perché voleva lasciare la penisola.
I rapporti di Ryanair con l’autorità dell’aviazione civile del resto non sono mai stati buoni. «Cercano di proteggere Alitalia bloccando Ryanair. E’ una pena, c’è sempre un problema», accusa ancora il boss di Ryanair.
«Sembra che in Italia facciano apposta a mettere a capo delle aziende pubbliche gente stupida». E per questo O’Leary chiede al governo di intervenire, magari cambiando qualche persona.
Il finale ci fa capire quanto devono ancora studiare all’estero.
Vai suSabato, Gennaio 23, 2010
● Le solite porcate

Sono così ripetitivi, così stupidi, così prevedibili da essere diventati noiosi.
Mi riferisco ai protagonisti delle intercettazioni della Procura di Crotone, la quale, indagando su altro, finisce col registrare l’ennesima porcata politica. Più precisamente, si ipotizza l’ennesimo abuso d’ufficio.
Ed è proprio a causa del modus operandi della stragrande maggioranza dei politici odierni, che il termine “politica”, in Italia, è ormai diventato una parolaccia. Nei confronti di questa classe, ormai, si può fare comodamente la pesca giudiziaria a strascico, che sai per certo che qualcosa di losco resta sempre impigliato nella rete. Di più: intercettando un politico per un’ipotesi di reato, ne vengono fuori minimo altri due, di reati.
Ma forse hanno ragione loro: con la crisi e in tempo di saldi, anche i politici hanno adottato il 3×2!
La cronaca del disgustoso evento la riporto integrale da blitzquotidiano.it, che commenta rigorosamente questa nefandezza:
Erano le settimane tra l’estate e l’autunno del 2009, Ignazio Marino, uno cui nessun medico in Italia e all’estero contesta il rango di maestro della chirurgia dei trapianti, ha quasi raggiunto un’intesa con l’ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. L’ospedale gli darà l’uso di una sala operatoria e Marino opererà lì. Retribuzione per Marino: 1500 euro ad intervento mentre il Sant’Orsola si fa pagare 25mila euro per operazioni di simile complessità.
Alla base di quell’accordo c’è dunque la riconosciuta fama del chirurgo, il vantaggio per i pazienti, il tornaconto economico e di prestigio dell’ospedale. Però Ignazio Marino in quelle settimane corre come candidato alle primarie per segretario del Pd. E allora, qual è il problema? Il problema è che corre come candidato sicuro perdente. E quindi la “società vile”, quella civile è evidentemente sotto prolungata anestesia, pensa che quell’accordo è meglio insabbiarlo, lasciarlo cadere. Nessuno dà questo ordine o consiglio alla “società vile”, fa da sola. La “società vile” ragiona così: qui siamo a Bologna, terra di Pd. Marino non sarà segretario del Pd, sarà minoranza, opposizione. Quindi quelli che comanderanno nel Pd potrebbero non gradire una sala operatoria per Marino. Non l’ha detto nessuno alla “società vile”, ma non si sa mai. L’istinto gregario ordina e consiglia: niente Marino al Sant’Orsola, ospedale pubblico e quindi tenuto a “tener conto della politica”.
E’ la storia vigliacca, civilmente vigliacca raccontata dalle intercettazioni in mano alla Procura di Crotone. Che c’entra Crotone? Sta indagando su altro ma capta per caso le conversazioni tra Giuseppe Carchivi, un commercialista con studio a Siena, e un “professore” il cui nome non è stato reso noto.
Cosa si dicono i due? Dice il professore: “Non è che hanno detto no, l’hanno rimandata…C’è poco da fare, Marino si è schierato da un’altra parte dove stanno questi”. Carchivi il 20 agosto riceve una telefonata dall’interno del Sant’Orsola, parla un chirurgo: “Ti volevo raccontare una cosa successa la settimana scorsa, dopo lo schieramento politico di Marino…Hanno fatto un volta faccia: i vertici regionali sono con Bersani, quindi Marino non è più gradito, il mio direttore generale Cavina lo ha chiamato dicendogli: abbiamo difficoltà di sala operatoria, di consiglio di Facoltà, qui a Bologna il centro destra è molto forte…Pensa che cazzate gli ha raccontato…Io ho ascoltato la telefonata, in conclusione gli ha detto che non se ne fa niente…E Marino gli ha detto: e i miei pazienti? Io che cazzo di soluzione gli trovo? Lo faccio operare a casa mia? Marino è rimasto a piedi, niente sala operatoria”.
Carchivi commenta al telefono: “Che tristezza, ma come si può andare avanti così nella sanità italiana?”.Il suo interlocutore chirurgo condivide la “tristezza”, ma è “realista”: “Triste, però è così…di Marino si può dire tutto ma il fegato lo sa trattare, è un’assurdità che un chirurgo di quel genere non abbia una sala operatoria, con i malati che aspettano, ma lo tagliano per vendette trasversali…”. Sconsolata conclusione di Carchivi: “Ma guarda se si deve aiutare uno dei migliori chirurghi al mondo a trovare una sala operatoria, forse a Siena, ma Siena è come Bologna…è uno scandalo nazionale”.
Adesso è un’ipotesi di inchiesta, inchiesta contro presunte “azioni ostruzionistiche” a danno del pubblico interesse. Ma anche se i giudici l’hanno scoperta, non è vera materia per giudici e Tribunali. E’ materia di dignità civile. Bersani non c’entra e probabilmente apprende come tutti dai giornali. Ma a Bersani oggi spetta ripristinare una sorta di onore del Pd. Individui, trovi e chiami i “famigli” bolognesi che hanno pensato di compiacerlo negando una sala operatoria a Marino. E la società civile che lavora ed opera nella sanità bolognese, se c’è, faccia la fatica di distinguersi, con parole ed azioni, dalla “società vile” che se la sta mangiando viva.
Saranno proprio i due camici bianchi protagonisti delle intercettazioni, Alessandro Faenza (trapiantologo recentemente andato in pensione) e Augusto Lauro ad essere ascoltati dagli inquirenti.
Anche il direttore dell’unità operativa di chirurgia generale e dei trapianti di fegato e multiorgano, Antonio Daniele Pinna, (a capo del reparto dove Ignazio Marino avrebbe dovuto operare) sarà ascoltato dal magistrato perché citato nelle conversazioni intercettate.
Da quanto si apprende non è prevista, al momento, l’audizione in Procura di Augusto Cavina, direttore generale del Policlinico.
Ora, dopo aver apprezzato l’intervento di Pierluigi Bersani nell’ultima puntata di Ballarò, se costui intende dar seguito con i fatti alle parole, ci aspettiamo la rapida espulsione dal partito e la rapidissima rimozione dagli incarichi di quei figuri protagonisti dell’intercettazione di cui sopra. Se, invece, preferisce aspettare il terzo grado di giudizio, ne riparliamo alla prossima vita (processo breve permettendo).
Di questi personaggi grotteschi e imbarazzanti, che minano il merito alle sue fondamenta e pregiudicano il nostro futuro, ne abbiamo sinceramente le tasche piene.
Vai su

