Martedì, Marzo 9, 2010

● Il Ministero dell’amore

ministero amore

Il Ministero dell’Amore è uno dei quattro ministeri che coadiuvano il Grande Fratello nel governo dell’Oceania nel romanzo "1984" di George Orwell.

Il Ministero dell’Amore si occupa di reprimere ogni sintomo di dissenso contro il Grande Fratello e contro il partito che governa dispoticamente l’Oceania, mediante un vasto apparato repressivo ed il lavaggio del cervello. Il suo nome dunque è paradossale, e rientra nella logica del bipensiero (di cui parleremo fra poco).

L’edificio del ministero è privo di finestre, e circondato da filo spinato, nidi di mitragliatrici e guardie armate di manganelli. All’interno, le luci non sono mai spente, e ci si riferisce al ministero enigmaticamente, come ad un luogo ove non vi è oscurità. Il Ministero controlla la psicopolizia.

All’interno delle prigioni del Ministero dell’Amore c’è la famigerata Stanza 101, dove si avverano le tue più intime paure, che il governo ben conosce. (cfr. wikipedia).

In un futuro prossimo (l’anno 1984) la Terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia che sfruttano la guerra perenne per mantenere il controllo totale sulla società. In Oceania, la sede dei vari ministeri (Ministero dell’Amore, dell’Abbondanza, della Verità e della Pace) è Londra.

La società è amministrata e governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che nessuno ha mai visto e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini.

Il partito è a sua volta diviso in Partito Interno (che comprende leader e amministratori) e Partito Esterno (formato da burocrati, impiegati e funzionari subalterni). I suoi occhi sono dei televisori-telecamere, installati per legge in ogni abitazione dai membri del Partito Interno, e che i membri del Partito Esterno non possono spegnere. Questi televisori-telecamere, oltre a diffondere propaganda 24 ore su 24, spiano la vita di qualunque membro esterno.

Il partito è Governato dal Minamor (MINistero dell’AMORe), la cui funzione è di controllare i membri del partito e di convertire i dissidenti alla sua ideologia. Il Minamor è dotato di una polizia politica, la psicopolizia, che interviene in ogni situazione sospetta di eterodossia e di deviazionismo.

Al di sotto del partito unico stanno i Prolet, che non hanno alcun potere né privilegio, fanno i lavori pesanti in cambio della sussistenza, ma hanno il vantaggio di non essere controllati se non in modo indiretto, tramite la tecnica del Panem et circenses.

Ovunque nella città sono appesi grandi manifesti che ritraggono il Grande Fratello, accompagnato dalla didascalia « Il Grande Fratello ti vede» e dagli slogan del partito: «La guerra è pace», «La libertà è schiavitù», «L’ignoranza è forza».
I membri del Partito Interno vivono in moderni palazzoni-alveare nella città nuova, ed i prolet (il proletariato) vivono separati dai primi nella città vecchia.

L’unica forma di pensiero ammissibile in Oceania è il Bipensiero, un pensiero che esige che la mente si adatti senza resistenze alla realtà così come definita dal partito e cancelli ogni dato divergente ed ogni forma di obiezione. Come recitano alcuni slogan del partito, “La menzogna diventa verità e passa alla storia”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.

La lingua che si parla in Oceania si va così trasformando in Neolingua, un nuovo linguaggio in cui tutte le parole hanno un’unica accezione che, riducendone il significato a quelli più elementari, rende impossibile concepire un pensiero critico individuale.
Con la creazione della neolingua il partito censura quindi l’utilizzo di molte parole, convogliando quelle sgradite (come ad esempio “democrazia”) nell’unico termine “psicoreato”: in questo modo diventa impossibile formulare, e a lungo andare anche solo pensare, ad un argomento “proibito”.
I semplici concetti che renderebbero discutibile l’operato del partito diventano inesprimibili. La stessa parola “psicoreato” va ben oltre il divieto di esprimersi, ma si spinge appunto a vietare anche solo di pensare in modo divergente dai dettami del governo totalitario sotto il Grande Fratello.

Le scienze umanistiche sono di conseguenza cambiate: i testi vengono riscritti estromettendo tutto quanto non sia in linea con le idee del partito.

Tutti i fatti che rivelino contraddizione o fallibilità del partito vengono periodicamente e sistematicamente cancellati e sostituiti, la storia non esiste più, se non per dare ragione al partito.
Ci si aspetta che gli uomini si adeguino, cancellando la memoria dei fatti indesiderati e sostituendoli coi fatti che il partito vuole che ricordino.

Oggi, rispetto alla data ipotizzata del 1984 siamo un po’ in ritardo, ma ci stiamo lavorando.


Condividi

JusPrimaeNoctis on Facebook
Vai su

Domenica, Marzo 7, 2010

● Anna Argento


Il giudice Anna Argento, presidente della prima commissione alla Corte di Assise di Roma, è stata denunciata per abuso d’ufficio. Ha osato applicare la legge elettorale.

Anna Argento ha spiegato che nessuna lista era stata presentata in cancelleria, e la successiva richiesta di integrazione del PDL per il Lazio non poteva essere accettata “in quanto non si può integrare qualcosa che non esiste”.

Adesso, per condannarla, il Governo del fare (i fatti suoi) e dell’amore (per il potere e il sesso deviato) avrà bisogno di emanare l’ennesimo decreto legge retroattivo che disattenda la Legge stessa, da far poi firmare nella notte all’ “autorevole e competente” Capo dello Stato, mentre sorseggia un tè umilmente servito da un Corazziere.

La differenza tra un Caligola qualsiasi e questo Governo sta nel fatto che quest’ultimo, prima di tiranneggiare, si preoccupa di farcelo sapere, riportando l’abuso su un foglio di carta chiamato “decreto”. Così, tanto per salvare le apparenze.

Agli anziani, che hanno votato questi buffi tiranni, consegnando loro le chiavi del nostro futuro, chiediamo cortesemente di aprire gli occhi ed agire di conseguenza. Prima che sia troppo tardi. Grazie.


Condividi

JusPrimaeNoctis on Facebook
Vai su

Mercoledì, Marzo 3, 2010

● Cavalca la paura: c’era una volta la Lega Nord


Ci avevano illuso al grido di “Roma ladrona!”. Ci avevano illuso quando urlavano contro Craxi e i tangentari, che oggi rivalutano. Ora, sedotta dalla malia del potere e del denaro, la Lega Nord si è ridotta a spauracchio per i diversamente padani (neri, meridionali, etc.) mentre avalla con enfasi le leggi ad personam del maschio alfa.

Da un decennio si spartisce le poltrone romane, senza che per il nord del paese sia cambiato un millesimo di quanto prospettato durante le roboanti campagne elettorali. Anzi, l’ultima novità riguarda le poltrone tramandate di padre in figlio (o di padre in trota). Novità degna del peggior Mastella possibile.

Per i nostalgici della Lega dei primordi, un vero colpo al cuore!

Alla Lega Nord, al di là di ogni considerazione ideologica, va riconosciuto il merito di essere stato, ormai 18 anni fa, il bastone che ha fatto saltare il coperchio dal cesto dei serpenti.

Oggi tuttavia, salvo alimentare il fuoco del razzismo e della xenofobia per rinvigorire gli istinti più bassi della popolazione e ottenere facile consenso elettorale, la valenza sociale della politica della Lega è quasi nulla, se non controproducente: interprete di vacue paure popolari che, anche se disinnescate, non porteranno ad alcun beneficio. Anzi



P.S.: per restare in tema, dal sito di Pierpaolo Buzza segnaliamo questo link interessantissimo.


Condividi

JusPrimaeNoctis on Facebook
Vai su

Venerdì, Febbraio 26, 2010

● La cupola a Nord Est

cupola

Nel Nord Ovest stanno timidamente aprendo gli occhi, ma è nel Nord Est che si dorme ancora profondamente. Lì, in quell’angolo chiuso tra Austria e Slovenia, la gente crede di essere immune alle cupole affaristiche che vanno tanto di moda in tutto lo stivale. Chissà da cosa deriva tale fallace convinzione…

Alla fine c’è arrivato anche il Presidente del Porto di Trieste quando, due giorni fa, ha denunciato “l’anomalo rinvio di ogni iniziativa per la crescita del porto” da parte di una cupola politico-affaristica locale, con terminazioni in un posto a caso: Roma.

Molto più grave e documentato, invece, lo "scandalo rifiuti" che ha coinvolto Trieste, e quindi il Friuli Venezia-Giulia, insieme all’Abruzzo, alla Toscana e all’immancabile Campania: una vasta organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi è stata sgominata dai Carabinieri. Si presume che il traffico avveniva con la complicità di impianti di gestione, imprenditori e laboratori d’analisi. In totale sono state arrestate ventitre persone, tra cui il direttore della Ferriera di Trieste Francesco Rosato; sessantuno gli indagati a piede libero.

Indagato anche Steno Marcegaglia, padre della presidente della Confindustria Emma. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere all’omicidio colposo, a lesioni personali colpose, incendio, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsità in registri e notificazioni fino alla falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Le inchieste sono coordinate dalle procure di Grosseto e di Lanciano. E quest’ultimo aspetto, che potrebbe sembrare irrilevante, diventa invece fondamentale se analizzato nel contesto triestino.

Come JusPrimaeNoctis aveva già precedentemente documentato, da anni l’Associazione Green Action Transnational, grazie alle sue denunce all’Unione Europea, ha fatto avviare dalla Commissione Europea, dal Parlamento Europeo e dall’OLAF (Ufficio Europeo Lotta Antifrode), una serie di procedimenti a carico dell’Italia.
Una vera tempesta di infrazioni, reati, inquinamenti gravissimi che alterano, forse irreparabilmente, l’ambiente della provincia di Trieste.

Da evidenziare che la provincia di Trieste ha uno dei più alti tassi di inquinamento del territorio a livello nazionale, con discariche estese dal Carso (con oltre 300 grotte adibite a discariche di rifiuti tossico nocivi), alle coste e al mare (buona parte del litorale triestino è stato interrato con discariche abusive e lo scarico di rifiuti è avvenuto anche nel Golfo di Trieste) e che su queste gravissime situazioni la locale autorità giudiziaria non ha mai avviato alcun intervento efficace, arrivando, invece, addirittura a chiedere la condanna di chi ha avuto il coraggio di denunciare questo degrado coperto da una pesante omertà istituzionale. Perché?

Di tutto ciò la popolazione non sa nulla. Il locale quotidiano monopolista, “Il Piccolo”, non solo non ha sfiorato l’argomento (almeno prima dei recenti arresti ordinati dalla procura di Grosseto) ma, quando l’Associazione Ambientalista ha segnalato i problemi, dalla locale procura della Repubblica è partita una denuncia; ma non nei confronti degli inquinatori, bensì contro un’ambientalista, “reo di aver ottenuto indebita gloria nel denunciare gravi e documentati inquinamenti”.
Ne è nato un inutile processo, che ha assolto l’ambientalista “perché il fatto non sussiste”. Pur tuttavia gli ambientalisti sono stati ingiustamente condannati in primo grado, in sede civile, al pagamento delle spese processuali a favore de “Il Piccolo”, che pochi giorni or sono ha precettato l’Associazione ambientalista.

Da notare che gli ambientalisti sono stati condannati “perché una loro richiesta di rettifica al quotidiano Il Piccolo recava la firma del segretario e non quella del presidente, che in realtà la legge non richiede”, e nonostante il parallelo procedimento penale succitato li abbia visti assolvere con formula piena.

Un’aberrazione né più né meno aberrante di altre già sentenziate a quelle latitudini, e che verranno di certo cassate a tempo debito. Restano, tuttavia, da capire le motivazioni di tali devianti decisioni elevate alla nona.

Alla nona perché sono nove i giudici coinvolti tra primo grado e i vari reclami e opposizioni all’esecuzione della sentenza. In pratica quasi l’intera sezione civile del tribunale di Trieste: Arturo Picciotto, Arrigo De Pauli, Riccardo Merluzzi, Sergio Carnimeo, Lucia Fanelli, Roberta Bardelle, Paolo Sceusa, Annalisa Multari e David Di Paoli Paulovich. Tutti concordi nel condannare gli ambientalisti.

I politici locali non se ne curano, il quotidiano locale tace, il tribunale locale non indaga, ma persegue chi denuncia gli abusi, ed ecco allora perché risulta fondamentale l’intervento della procura di Grosseto. Perché, per aprire una breccia nel sistema omertoso triestino, di certo non ci potevamo aspettare l’intervento delle dormienti istituzioni locali. Purtroppo.


Condividi

JusPrimaeNoctis on Facebook
Vai su

Sabato, Febbraio 20, 2010

● Cercansi abili chirurghi plastici disperatamente


Una domanda mi sorge spontanea e prepotente: ma perché dobbiamo pagare noi le puttane a questi vecchi mostriciattoli?

Perchè appunto sono dei vecchi mostriciattoli, e sono incapaci di attrarre una donna con altri talenti!

Sarebbe molto più economico, per il povero contribuente italiano, munto come una vacca da latte dalla mattina alla sera e vita natural durante, finanziare - naturalmente con “necessità ed urgenza” - perchè la decomposizione delle mummie procede ormai a ritmo serrato, una bella plastica totale a tutti questi personaggi penosamente libidinosi.

In questo modo non avranno più bisogno di pagare le donne, e la finiranno di disgustarci con le loro patetiche e spudorate manovre per arrivare sempre lì, come degli adolescenti travolti da incontenibili tempeste ormonali…

Mi ero ripromessa di non essere volgare, ma, anche se non le ho, mi avete veramente rotto le palle!


Condividi

JusPrimaeNoctis on Facebook
Vai su

Area amministrazione