Mercoledì, Dicembre 10, 2014

● Ignavi a Roma, come in ogni dove

Ignavi

Al netto (e non sempre) della componente intimidatoria, ogni angolo d’Italia si rispecchia in quella Mafia-Mafietta che tanto sta scandalizzando per le vicende legate a Roma.

Sono ignavi coloro che durante la loro vita non hanno mai agito né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte in assenza di una loro specifica volontà e forza morale.

Togliete foto e nomi dallo schema che segue, e ditemi se quello che rimane non é presente in ogni ganglio della società italiana: dalla metropoli romana al più piccolo e sperduto paesino di montagna dove, per nominare finanche un vigile urbano, si scannano perché la figura é funzionale al controllo anagrafico e quindi ai voti.

Mafia a Roma


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Sabato, Novembre 29, 2014

● Furbalia

Bandiera di Furbalia

C‘era una volta un piccolo e ridente paese, di nome Furbalia, situato in una landa sismica completamente cementificata, squassata da nubifragi e devastata dalle alluvioni. Furbalia era stato edificato alle pendici di un vulcano attivo, che nella precedente eruzione aveva completamente cancellato la civiltà che dimorava sotto di esso.

A Furbalia le cose andavano relativamente bene, e ogni cinque anni i suoi 100 abitanti imbelli si recavano quasi tutti a votare per eleggere i propri rappresentanti in modo democratico, alternando i governi.

A Furbalia c’era un partito, il cui nome era “Partito del Voto di Scambio”, abbreviato “PVS“, per il quale lavoravano 20 dei 100 abitanti di Furbalia, di questi quasi tutti erano impiegati nella pubblica amministrazione o nelle società da essa controllate.

Strano a dirsi, ma ad ogni elezione democratica, il PVS prendeva sempre 20 voti, i quali, essendo 100 gli abitanti di Furbalia, coincidevano con il 20% dei consensi. Che il PVS avesse governato bene o male, o che fosse stato all’opposizione poco importava: i voti erano sempre 20!

Come nel resto del Mondo, anche a Furbalia la gente studiava e si laureava, ma con la laurea a Furbalia al massimo poteva ambire a fare la comparsa in qualche concorso o in qualche selezione (le comparse erano indispensabili a dare una parvenza di legalità), nei quali già si sapeva chi avrebbe vinto; cosicché presto tutte le imprese e tutti i posti di potere si riempirono di inetti ai posti di comando, mentre i migliori lasciavano il paese o, logorati da anni di prese per il culo, si suicidavano. Dilagavano corruzione e malaffare, ingiustizia e criminalità; la cementificazione riprese con maggior vigore, ricoprendo finanche i fiumi.

Di conseguenza le cose andavano sempre peggio: il lavoro scarseggiava, i quadagni diminuivano, le tasse aumentavano e la popolazione di Furbalia cominciava a lamentarsi, a prendersela con i propri politici.

Vennero presto le nuove elezioni, e buona parte dei furbi abitanti di Furbalia, furbamente pensò di non andare a votare - in segno di protesta verso chi li governava, ma anche verso chi non li aveva mai governati e tuttavia aveva l’ardire di presentarsi alle elezioni - mormoravano nei bar e nelle piazze.

Votarono in 60, il PVS prese i suoi soliti 20 voti, che pero’ adesso corrispondevano al 33% e non più al 20% che era solito prendere.
Questo inatteso sviluppo piacque non poco ai dirigenti del PVS, che tuttavia si guardarono bene dal manifestarlo pubblicamente.

La situazione generale non migliorò, anzi, investitori stranieri ritirarono i loro capitali da Furbalia e spostarono le loro aziende altrove, mentre i paesi confinanti s’interrogavano sullo stato della legalità e della democrazia in quel bizzarro paese.

Dopo cinque anni si votò ancora, e la gente di Furbalia, esasperata, volle dare un segnale forte di dissenso alla propria classe politica: questa volta si presentarono al voto in 40.

Il PVS prese i suoi soliti 20 voti, che con una cosi bassa affluenza al voto gli consentirono di ottenere il 50% dei seggi e di poter cambiare a suo piacimento le regole che avevano permesso a Furbalia di vivere, tutto sommato, dignitosamente negli ultimi settant’anni. D’ora in poi il voto dei cittadini non sarebbe stato più necessario, perché ci avrebbero pensato gli stessi eletti a rieleggersi. Cambiarono anche il nome del partito, e ne scelsero uno che rispecchiasse meglio l’attuale situazione: “PD”, ovvero “Partito Democratico”.

I paesi confinanti con Furbalia fecero rientrare i loro cittadini e ritirarono del tutto i propri investimenti, ma Furbalia non poteva vivere senza le risorse che stavano per lasciare il proprio territorio, così il Governo di Furbalia incaricò la polizia di bloccare i capitali stranieri che ancora incautamente si trovavano lì.

I paesi vicini, che nel frattempo si erano ammodernati e arricchiti, insomma erano cresciuti culturalmente, tecnologicamente e anche demograficamente, non gradirono e … ma questa é un’altra storia.

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Mercoledì, Novembre 26, 2014

● Italia alla Corte Penale Internazionale

CPI logo

La Corte penale internazionale è un tribunale per crimini internazionali che ha sede all’Aia, nei Paesi Bassi, al quale l’Italia aderisce tramite convenzione.

La competenza del Tribunale è limitata ai crimini più gravi che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l’umanità, come la tortura, e i crimini di guerra.

L’Italia é stata condannata per tortura dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, quindi il crimine é stato accertato da un organismo internazionale del quale l’Italia stessa fa parte é ne accetta le delibere: ecco la sentenza opportunamente tradotta in italiano dal locale Ministero della Giustizia.

Gli altri paesi già si stanno rifiutando di estradare detenuti in Italia stante la palese ed accertata violazione dei diritti umani, e quindi la tortura alla quale sono sottoposti, per non parlare delle morti in carcere causa pestaggio (in italiano leggasi “morte naturale”).

La suddetta Corte penale internazionale ha già condannato o sta giudicando, per crimini contro l’umanità e quindi per tortura, un nutrito elenco di stati/persone, quindi non si capisce perché non lo stia ancora facendo nei confronti dell’Italia.

Perché nessuno li ha ancora denunciati? Forse é il caso di girare la domanda ai Radicali…

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Mercoledì, Ottobre 29, 2014

● Armonia

Armonia

L’Italia, condannata dalla Corte Europea per i diritti umani per tortura e violazione dei diritti umani nelle carceri, si permette di negare l'estradizione in Brasile di un banchiere brasiliano per il seguente motivo: “Mancanza di garanzia del rispetto dei diritti umani nelle carceri brasiliane“.

Tuttavia, forse già nell’udienza successiva, lo stesso giudice che ha negato l’estradizione in Brasile, spedirà in galera, in Italia, qualche disgraziato affinché venga torturato ai sensi di legge.

Nel frattempo un giudice inglese ha rigettato l’estradizione di un condannato italiano con la seguente motivazione: “In Italia potrebbe subire trattamenti inumani e degradanti nel sistema carcerario“.

Se non è armonia questa…

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Martedì, Ottobre 15, 2013

● Terzo Mondo

Terzo Mondo

Giusto una piccola considerazione, un dettaglio che forse è sfuggito ai più: tutti gli attuali carcerati e/o carcerandi - ivi compreso Silvio Berlusconi - attualmente godrebbero del diritto di asilo e di protezione in Francia:

Protection subsidiaire
La protection subsidiaire est l’autre forme de protection (anciennement asile territorial).

Elle est attribuée à l’étranger qui ne remplit pas les conditions d’obtention du statut de réfugié et qui prouve qu’il est exposé dans son pays :

à la peine de mort,

à la torture ou à des peines ou traitements inhumains ou dégradants,

et s’il s’agit d’un civil, à une menace grave, directe et individuelle contre sa vie ou sa personne en raison d’une violence généralisée résultant d’une situation de conflit armé interne ou international.

Riassumendo: la legge francese prevede la protezione sussidiaria (ex “asilo territoriale”) a chi rischia la tortura o di essere sottoposto a pene o trattamenti inumani o degradanti. (”à la torture ou à des peines ou traitements inhumains ou dégradants“).

Proprio le stesse parole usate dalla Corte europea dei diritti umani nella recente sentenza che condanna l’Italia per trattamenti inumani e degradanti nelle carceri.

Per quanto riguarda le prove da portare ai francesi, basta allegare la sentenza succitata, magari in francese.

Benvenuti nel terzo mondo!




AGGIORNAMENTO DEL 18 MARZO 2014.

Un giudice inglese ha rigettato l’estradizione di un condannato italiano con la seguente motivazione: “In Italia potrebbe subire trattamenti inumani e degradanti nel sistema carcerario“.

Come volevasi dimostrare!



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