Giovedì, Ottobre 8, 2009

● Galileo Galilei

JPN

Si narra che il martedì grasso del 1632, nelle piazze d’Italia girava questa stornellata popolare:

“Il saggio Galileo diede un’occhiata al cielo e disse: nella Genesi non c’è nulla di vero!
Bel coraggio! Non è cosa da poco: oggi queste eresie si diffondono come malattie.
Che resta se si cambia la Scrittura? Ognuno dice e fa quel che gli comoda senza aver più paura.
Se certe idee fan presa, gente mia, cosa può capitare? Non ci saran più chierici alla messa, le serve il letto non vorranno più fare… Brutta storia! Non è cosa da poco il libero pensiero. E’ attaccaticcio come un’epidemia. Dolce è la vita, l’uomo irragionevole, e tanto per cambiare far quel che ci talenta è assai piacevole! Pover uomo che dall’età remota obbedisce al Vangelo e a chi governa e porgi l’altra gota per conquistar la ricompensa eterna, per obbedire più, diventa saggio: è tempo ormai di vivere ciascuno a suo vantaggio.”

Mentre il cantastorie si ferma, ecco apparire un fantoccio di grandezza superiore all’umana, Galilei che si inchina verso il pubblico. Davanti a lui un bimbo porta una gigantesca Bibbia aperta dalle pagine cancellate, e il cantastorie riprende: “Ecco Galileo Galilei, l’ammazza-Bibbia!”

Galileo Galilei nacque a Pisa il 15 Febbraio 1564 da genitori della media borghesia. Nel 1574 assieme alla sua famiglia si trasferì a Firenze, dove compì i primi studi di letteratura e logica. Nel 1581 per volere del padre si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Pisa, ma per questa disciplina non mostrò alcun vero interesse e tornò a Firenze.
Approfondì la matematica e cominciò a compiere osservazioni di fisica con la guida di Ostilio Ricci. Col passare del tempo formulò anche alcuni teoremi di geometria e meccanica.
Dallo studio di Archimede nel 1586 scoprì la bilancetta per determinare il peso specifico dei corpi.
Nel 1589 ottenne la cattedra di matematica all’Università di Pisa. Rimase qui per tre anni e scoprì fra l’altro la legge di caduta dei gravi. Nel 1598 insegnò matematica all’Università di Padova e ci rimase per 18 anni. La sua legge di cui Keplero riconobbe subito l’esattezza e l’importanza, fece accrescere enormemente la fama di Galileo che riconquistò il posto di matematica dello studio di Pisa.
Dopo il 1609, anno in cui Galileo costruì il cannocchiale, ci furono tutte le sue grandi scoperte astronomiche ma venne ammonito dal cardinale Bellarmino per le sue idee copernicane, che lo misero in urto sia con le gerarchie ecclesiastiche sia con i laici aristotelici.
Galileo comunque proseguì i suoi studi, pubblicò nel 1623 IL SAGGIATORE e continuò a lavorare al Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (Tolemaico e Copernicano). Il Dialogo fu stampato nel Febbraio 1632 e già nel Settembre Galileo veniva citato dal Papa a comparire al S. Uffizio di Rocca. Era recidivo. Il processo durò fino al Giugno del 1633 e la chiesa condannò lo scienziato al carcere a vita per aver infranto il dogma della cosmologia cattolica, ovvero per aver dimostrato che era la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa.

Dall’ergastolo passò invece alla più mite pena del trasferimento all’estero, che all’epoca era Siena, e in seguito a risiedere nella sua casa di Arcetri che sarebbe stata il suo carcere ed esilio fino alla morte. Perse progressivamente la vista e morì alle 4 di mattina l’8 gennaio 1642.

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348 anni dopo, il 15 marzo 1990, in un discorso nella città di Parma, il Cardinale Joseph Ratzinger - attuale Papa - affermò: “La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione.”


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