Mercoledì, Ottobre 21, 2009

● Analfabeti della vita e suffragio universale


In Italia gli analfabeti sono quasi il 10% della popolazione. Quelli con la licenza elementare quasi il 40%. Quelli che non hanno mai letto un libro o un giornale sono il 50%. Il 70% ha difficoltà a comprendere un articolo di giornale. Quasi il 60% degli italiani non usa internet. La maggioranza di questi non-utilizzatori ha più di 50 anni e un titolo di studio medio basso. Gli italiani che viaggiano (non quelli che sono obbligati ad andare in vacanza sette giorni all’anno) sono il 15%. Interpolando tutti questi dati si arriva ad un bel 78% di analfabeti della vita.

La Costituzione italiana, all’art. 48, afferma che «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età», ma il suffragio universale è figlio della rivoluzione francese e americana, nacque in un contesto storico dove potevano votare solo gli abbienti (nobili o borghesi) e dove le donne erano escluse dal voto e trattate come merci.

Il voto non è un diritto intangibile. Non stiamo trattando un argomento sacro, un tabù. La legge, infatti, toglie il diritto al voto ai condannati a pene superiori ai cinque anni e ai falliti, ma lo preserva, per esempio, ad un politico condannato a quattro anni per corruzione.
Quindi, la domanda è: ha ancora senso mantenere il diritto di voto per una persona indegna? E’ cosa equa dare la possibilità di votare ad un analfabeta della vita? A un essere che non si è mai posto una domanda? Che non conosce nemmeno il nome del sindaco del suo paese? Che non conosce il nome del capo dello stato? Che passa tutta la giornata a guardare culi e tette alla TV o a giocare alle macchinette mangiasoldi al bar?

Non si potrebbero dichiarare tutti incapaci naturali, giudiziali o legali? La legge lo prevede, ma perché non si utilizza mai questo strumento? Niente voto per costoro. Non possiamo avere lo stesso peso o essere considerati pari a quelli che compravano il sale da Vanna Marchi!

Il termine democrazia deriva dal greco démos (popolo) e cràtos (potere), ed etimologicamente significa governo del popolo.
Questo vale solo soggettivamente, perché oggettivamente, applicando il principio all’Italia, significa vecchi e/o imbecilli che vanno a votare cercando il vecchio simbolo della DC. E taluni cercano ancora il nome di Mussolini.

Il diritto al voto uno se lo deve meritare. Ci vuole la patente per guidare un’automobile o una barca, un esame per aprire un bar, ma non è richiesta alcuna prova, nessun esame, per fare un figlio o decidere le sorti di una nazione.

Siamo tutti uguali di fronte alla legge, certo, ma non siamo tutti uguali. Perfino le formiche, nel loro piccolo, si differenziano. Un mentecatto, però, nella cabina elettorale, conta come te. Un corrotto, un pedofilo, un decerebrato vale 1 voto. Vale 1, ossia poco più di 0… proprio come te.

Chi si interessa alla politica sono soprattutto gli anziani. Sicuramente è anche una conseguenza dell’esposizione alla TV, visto che, ormai, non c’è più un distinguo tra ballerine, intrallazzatori del televisore e politici: tutti insieme allegramente nei vari show e programmi d’intrattenimento (e in parlamento). Chi va al voto in modo massiccio sono sempre gli anziani: esattamente l’82% degli aventi diritto al voto, contro il 38% dei giovani. Chissà perché, che pesi il fatto che i politici, che dovrebbero essere i loro rappresentanti siano più vecchi dei loro nonni? Ovviamente i giovani non possono riconoscersi in quelle cariatidi, figlie di un’altra era, che non potranno mai capire i loro problemi.
Un esempio pratico lo trovate nel video di YouTube che segue, dove, tra uno stormo di vecchi, si intravede pure Piero Ricca . Unico scoglio in un mare di teste inutilmente canute.

Ma, mentre lui è lì probabilmente per migliorare le sue conoscenze ed ampliare i suoi orizzonti, i vecchi che lo circondano stanno semplicemente cercando un modo per riempire il pomeriggio. E, una volta usciti dalla libreria, nella loro testa non rimarrà traccia di quanto hanno sentito pochi minuti prima.



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