Sabato, Ottobre 24, 2009

● Università in Italia, e in Danimarca


La più antica università del mondo è nata in Italia, a Salerno, nel IX secolo. Successivamente, tra il 1000 e il 1300, sorsero le università di Bologna, Parma, Treviso, Siena, Padova, Modena, Reggio Emilia, Firenze, Perugia, Pisa e Roma che furono tra le prime e più prestigiose università al mondo.

Oggi, l’intero mondo italiano dell’Università è truffato e saccheggiato da clan partitici, baronie dinastiche, cordate clericali e manipolazioni ideologiche. È così che le già scarse risorse destinate a laboratori, ricerca e università sono dirottate per soddisfare amici e parenti.
Infatti, Ricercopoli è un sistema-Paese tra i più celebri al mondo.

I giocatori competono per guadagnare rendite di posizione e potere corporativo in un campo d’attività vitale per l’Italia come quello della ricerca .

A turno i giocatori attorno al tabellone: governi, istituti scientifici, ospedali, atenei e baroni locali, muovono le pedine in senso anti-meritocratico, distribuendo fondi pubblici in modo del tutto discrezionale, avallando gli sprechi “per decreto”, nominando propri sodali e congiunti nei posti chiave della cultura e della ricerca, facendoli pubblicare, in esclusiva, i libri di testo obbligatori .

Obiettivo del gioco è quello di ottenere il dominio assoluto e incontrastato nel settore, costringendo alla bancarotta concorrenti e cittadini tutti, in definitiva affossando cultura, economia, legalità e giustizia sociale. (cfr. Giovanni Grasso )

A riprova di tutto ciò, ecco l’ennesima testimonianza di un italiano all’estero, che conferma, in una lettera indirizzata a JusPrimaeNoctis, quanto noi già sappiamo, e vorremmo far sapere ad un numero sempre più nutrito di italiani, in modo che non perdano i loro anni migliori in inutili quanto frustranti caroselli universitari:

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Ciao,
dove siete nel mondo? Io al momento sono in Danimarca, dopo esser passato per la Spagna e la Cina. Non penso di tornare più in Italia, non nei prossimi anni almeno.

Da qui, soprattutto dalla Danimarca, l’Italia sembra davvero un paese di lobotomizzati. Io, dalla mia, sono abbastanza spaventato dal livello medio culturale degli universitari, miei coetanei. L’idea che ti arriva dal mondo dell’università in Italia è che bisogna farsi pestare per 5/7 anni, accettare tutto, anche le offese, pur di finire con un pezzo di carta.
E il paradosso è che quel pezzo di carta non garantisce un lavoro né una vita decente.
Io sto studiando all’Aarhus School of Business, che fa parte della Aarhus University (una tra le prime 100 al mondo), e studio per un master in International Business. Qui ho iniziato il master da poco, l’altro giorno mi è arrivata un’email per invitare tutti i nuovi arrivati ad un incontro per chi volesse informarsi sui dottorati (pagati) dell’università. Una cosa impossibile in Italia, dove questi posti sono tutti riservati.
Ci tengo a dire che in Danimarca l’università è gratuita, che è abbastanza semplice essere selezionati (basta avere un bachelor “standard”) e che di italiani siamo io e un altro ragazzo in tutta la business school. Questo per dire come i ragazzi italiani soffrano di una cronica mancanza di informazioni e continuino a seguire chimere improbabili.
In Italia, almeno in Economia, si continua a seguire il “mito” di scuole costose e irragiungibili, così sfugge completamente una realtà come la Scandinavia intera che offre opportunità di studio di alto livello gratuitamente.
Oltretutto, il sistema sociale è ottimo, se dopo il master dovessi cercar lavoro qui, prenderei 1200/1300 euro di sussidio al mese fino a che non trovo lavoro, anche se non sono danese.

Spero vi facciate sentire, mi farebbe piacere uno scambio di opinioni. Soprattutto, vedo che commentate poco sull’università italiana, eppure ce ne sarebbero delle belle, soprattutto comparando con altri sistemi.

Saluti,
Alessio

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Concludiamo con una frase sfuggita ad Aurelio De Laurentiis: “Erano molti anni che pensavo di dedicare un film agli italiani. Viaggiando molto spesso, ho notato che gli italiani migliori sono quelli che troviamo all’estero. Sono sprovincializzati, disinibiti, coraggiosi, portatori di un’italianità che dovrebbe essere la bandiera e l’orgoglio di tutti gli italiani.


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