Martedì, Febbraio 16, 2010

● Vietato chiamare le cose col loro nome

codardo

Il termine VIGLIACCO, anche se di uso diffuso, costituisce sempre un’offesa“. L’ha sostenuto la Corte di Cassazione, che, in una recentissima sentenza, ha annullato l’assoluzione di un catanese di 32 anni. La stessa Corte aveva sancito che l’epiteto “vaffanculo” non è più un reato “perché è un termine entrato nell’uso comune”.

E’ bellissimo quando certi parrucconi vogliono sostituirsi alle sensibilità individuali che, in quanto individuali, non possono essere regolamentate da sentenze. A meno che non si voglia conformare tutta l’umanità ad una morale comune, di fatto disumanizzandola.

Io preferisco ricevere un sano “vaffanculo” piuttosto che un “vigliacco”, ma - se non mi sono dimostrato coraggioso - dovrò farmene una ragione, con o senza sentenze e interventi terzi. Difficilmente mi sentirò offeso per essere stato mandato “a fare in culo”, perché la frase stessa è un nonsenso e, a differenza del termine “vigliacco”, che può a ragione o meno contraddistinguere un determinato comportamento, sarà sempre un’affermazione assurda e incongrua.
Ma non possiamo escludere che, come esistono personaggi che mangiano la merda, si mettono il pearcing nelle zone intime, nella lingua, ecc., dormono sui chiodi, si fanno tagliare il pene per poi andare con Marrazzo o si prostituiscono con i vecchiacci della Protezione Civile, non possiamo escludere, dicevo, possa esserci qualcuno che preferisce godersi un bel “vigliacco” al posto di un sonoro “vaffanculo”. I gusti son gusti, che la Corte di Cassazione lo voglia o no.

Forse pochi l’avranno notato, ma la sentenza non prende minimamente in considerazione il fatto che l’affermazione potesse corrispondere al vero. Ossia che il querelante potesse effettivamente difettare di coraggio. Perché, vocabolario alla mano, “vigliacco” significa: “colui che manca di coraggio”, e può succedere. I vigliacchi esistono, e l’affermazione può essere vera.

Se questa sentenza avrà un seguito, a breve non potremo più chiamare “magro” un magro, “lento” un lento o “smemorato” uno smemorato, “colui che manca di memoria”. Tutte le persone manchevoli di qualcosa potranno ritenersi offese e sporgere giusta querela, con certezza di vittoria finale in Cassazione. E poi ci si lamenta della fuga dei cervelli… in Italia, se continua così, resteranno solo i deficienti (dal latino “deficiere”, mancare).

Si può nascere senza coraggio, o magari acquisirlo poco a poco nel corso della vita, ma può anche giungere all’improvviso e farci compiere gesta eroiche. Quello che è inaccettabile è farsi cassare per sempre l’uso di un termine, che possiamo tranquillamente cancellare dal vocabolario, pena la commissione di un reato. Poco importa se il termine viene usato a ragione, perché - a sentire la Corte - “costituisce sempre un’offesa”.

In un paese di pavidi (e sono reo nello scriverlo), ci tolgono la possibilità di chiamarli col loro vero nome.


P.S. E’ giunta notizia che la Corte di Cassazione ha dato un nuovo piccolo contributo all’incertezza del diritto in Italia, stabilendo che il “vaffanculo” tra vicini di casa costituisce reato di ingiurie. In passato la stessa Cassazione aveva stabilito che un “vaffanculo”, in altri contesti, non costituisce reato.

Per chi volesse farsi quattro risate, anche su questo argomento, lascio il link. La legge non ammette l’ignoranza, ma le sentenze della Corte di Cassazione sono un terno al Lotto. In Italia, più della conoscenza della legge, conta il culo!


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