Sabato, Marzo 20, 2010
● Il canto del ladrocinio

Oggi Silvio mi ha fatto un po’ pena. Non sono bastate le zucche vuote. Non è bastato pagare quella massa di bisognosi per evitare una sacrosanta figura di merda.
Come fai a convocare uno psico-partito che non c’è? I quattro gatti in piazza altro non sono che un effetto collaterale di un consenso ottenuto mitragliando quotidianamente le menti deboli e indifese dagli schermi della TV.
Gente da divano, da poltrona, da sofà, che difficilmente si sposta. Tranne che per andare a votare. Gente di una certa età, che inevitabilmente invecchia, avvizzisce e muore.
Dietro le bandiere, i megaschermi e la propaganda c’è il nulla più totale. Al punto che le presenze sono stati costretti a pagarle.
Penosissimo.
Ma quello che fa ancora più tristezza è che, ora che lo psico-imbonimento televisivo ha sempre meno presa, la cricca berlusconiana rischia di perdere la leadership del paese, così faticosamente conquistata e acquistata intessendo una capillare rete di favori e complicità. E, senza le leggi ad personam, le varie polizie e l’esercito a disposizione, una tale accozzaglia di intrallazzatori si troverebbe alla mercé dei magistrati e dei nuovi legislatori.
In poche parole: finirebbero in galera di filata. E lo sanno. E sudano. E ne soffrono…
Se pensiamo che questo tristissimo teatrino si regge sulle solide fondamenta del consenso dei vecchi tele-coerciti che hanno votato PDL, abbiamo la misura di quanto sia fragile e comico lo psico-stivale.
I vecchi muoiono, la gente - sia pure a fatica - viene informata, i giovani sono incazzati neri, il consenso ai berluscones si consuma e la galera, da incubo, diviene, giorno dopo giorno, sempre più reale.
Se non fosse che Silvio, memore dell’esperienza craxiana, ha già predisposto da tempo la fuga presso i suoi pseudo-amichetti liberali in Libia o Russia, il canto del ladrocinio avrebbe il suo finale lirico. Come tutti i melodrammi che si rispettino.
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