Domenica, Novembre 29, 2009

● Cosa sognano i tele-rimbambiti?


Cosa sognano i tele-rimbambiti? Ci avete mai pensato? Quei 55 milioni di persone su 60 condizionate dalla televisione.

Gli uomini sognano ciò che fanno durante il giorno e ciò che li interessa. Insieme agli stimoli che agiscono durante il sonno, questi fattori dovrebbe bastare a chiarire l’origine di tutte le immagini oniriche: il sogno è l’appagamento di un desiderio.

Ma cosa succede alla mente di una persona che passa l’intera giornata davanti alla TV-spazzatura? Che genere di desiderio può avere un essere umano che non esce mai di casa o lo fa solo per andare a lavorare?

Chi s’ingozza di televisione, chi non vive la sua vita ma segue alla TV quella degli altri, identificandola con la realtà che lo circonda, molto probabilmente sogna programmi televisivi o personaggi della TV!

E, considerando la caratura di quest’ultimi, direi che siamo messi proprio bene.


JPN

I media ci saturano con notizie e commenti. Diffondendo la nozione di «consuetudine» rispetto all’evento stesso, fino al punto da rendere «socialmente strano» chi non prova interesse per quell’evento.

L’informazione condiziona la mente delle persone sfruttando meccanismi di conformismo e controllo sociale, uniti ad un preciso studio della psicologia dei simboli, rendendo il lavaggio del cervello un rito casalingo e quotidiano.

In più, la televisione, i giornali e le altre forme di comunicazione di massa saturano di slogan il nostro ambiente quotidiano, dandogli la forma desiderata, sia pure virtuale.

Questi messaggi aggrediscono contemporaneamente il pensiero di milioni di persone, blandendo, stimolando, spingendo, allettando e seducendo con ogni sorta di messaggio desiderato.
Siamo tutti talmente assuefatti da questo continuo bombardamento da non vedere più nemmeno chiaramente che dimensioni o effetti esso abbia.

Esattamente come la giovane preda indottrinata dal guru di turno in un culto qualsiasi, il cittadino medio è bombardato giornalmente da messaggi che lo spingono a desiderare telefoni, elettrodomestici, abiti e accessori d’ogni sorta, di cui non ha alcun bisogno o nei quali non avrebbe alcun tipo di interesse spontaneo.

Per non parlare della “cultura della famiglia”, della “paura indotta” e del conseguente indottrinamento politico quotidiano. (Cfr. articolo originale)


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Venerdì, Novembre 27, 2009

● Roberto Manenti

JPN

“Rinascita Sociale, di cui sono fondatore e responsabile, ha aderito alla lista ROVATO DELLE LIBERTÀ per poter essere il braccio operativo di questa alleanza di partiti di centrodestra.
Il sottoscritto, che ha un’esperienza amministrativa che voi rovatesi ben conoscete, intende operare nel paese con i soliti metodi, poco ortodossi ma ben efficaci, nel controllo, prevenzione e repressione del fenomeno immigrazione clandestina; oggi non più molto clandestina, ma solo immigrazione violenta e criminale“.

Con queste parole, tratte dal sito ufficiale di Rinascita Sociale, Roberto Manenti annunciava l’apparentamento del suo Movimento con la lista di centro-destra Rovato delle Libertà. Il motto del Movimento è: “Perchè tu possa essere padrone e non ospite a casa tua“.

Siccome i TG e i giornali non ne hanno parlato affatto, mentre dello stupro di questo 18 novembre ne parlano anche i muri, lo scriviamo noi: nel febbraio 2009 l’ex sindaco di Rovato, Roberto Manenti, espulso dalla Lega nord nel 1999 e fautore di una campagna contro la prostituzione e contro la clandestinità, è stato condannato in primo grado per stupro di gruppo, avvenuto proprio nel 1999 ai danni di una ragazzina rumena di 19 anni.

Secondo la tesi dell’accusa, accolta dal giudice, Manenti, d’accordo con lo sfruttatore rumeno della 19enne costretta a prostituirsi, aveva obbligato la ragazza ad avere rapporti sessuali con lui in tre diverse occasioni, nonostante la giovane lo supplicasse in lacrime di non farlo e mentre il suo protettore la teneva ferma.

La ragazza aveva denunciato alle autorità la propria squallida vicenda di violenza e di sfruttamento, facendo condannare un gruppo di malviventi rumeni che l’avevano costretta al marciapiede con botte e violenze di ogni genere, finché lei era riuscita a fuggire.

In seguito, aveva visto su un giornale le foto di Manenti, che era candidato sindaco di Rovato, e in quelle immagini dell’uomo politico la giovane aveva riconosciuto la persona importante ai cui desideri sessuali gli aguzzini la costringevano a piegarsi. In pratica colui che aveva abusato di lei in almeno tre occasioni. Così aveva segnalato la cosa alle forze dell’ordine.

Secondo la ricostruzione, lo sfruttatore conosceva bene Manenti e voleva tenerselo buono: la giovane era una sorta di regalo per il sindaco. (Cfr. articolo originale)

Nel 1999 la Lega Nord ha espulso Roberto Manenti (chissà come mai), ma ciò non ha impedito al galantuomo di allearsi, per le comunali del 2007, proprio con la stessa Lega Nord, facendo confluire il suo Movimento nella Lista Rovato delle Libertà, che la comprendeva.

JPN

Cortei e striscioni, come quello qui sopra fatto dalla Lega Nord, quando è stato condannato (senza essere arrestato) l’ex sindaco Roberto Manenti, non se ne sono visti.
Non c’è limite allo schifo di questa Italia, che non è un paese civile né un paese incivile, ma riesce a fare peggio unendo gli svantaggi di entrambi i modelli.

Infatti, in un paese civile Manenti sarebbere in galera, a meno che pure lì sia lecito arrestare, senza condanna definitiva, ma soprattutto senza processo, solo ragazzini incensurati con lo spinello. In un paese incivile, invece, Manenti sarebbe morto.


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Martedì, Novembre 24, 2009

● E poi?


Non sono mai stato un ambientalista, perché non mi sono mai curato in prima persona di tematiche ambientali. Ma sono fatto di carne e respiro aria, per cui ho una naturale tendenza a preferire il verde dei prati e l’azzurro del cielo al grigio del cemento o della cappa inquinante che ricopre le città in Italia.

Quando mi capita di venire in Italia evito accuratamente le città. Sono fuggito da una città. In Italia ormai una città significa cielo bianco/grigio perenne, buio, inquinamento, puzza, frastuono e nove mesi d’inverno.

In Italia, come finisce una città subito ne inizia un’altra. Soprattutto al nord: da Trieste a Torino, passando per il ripugnante Veneto e per Milano, è come se fosse un’unica megalopoli. Tanto vale abolire qualche migliaio di comuni e fondare la metropoli “Megapadania”, da 30 milioni di abitanti, così accontentiamo anche i fanatici vestiti di verde.

Il futuro è una nuova Città del Messico. Ci manca poco, anche perché Milano è tra le città più inquinate del mondo, e intelligentemente fa concorrenza ai messicani. Le altre città italiane, dal nord al sud, seguono a ruota.

Se avrete la pazienza di giocare con questa mappa satellitare dinamica, capirete come sia grave la situazione. Poi, già che ci siete, fate un salto in Congo o in Amazzonia, per vedere com’era l’Italia prima del cemento.

Dal dossier intitolato “2009, l’anno del Cemento”, curato dal WWF in collaborazione con un gruppo di ricercatori della Facoltà di Ingegneria Ambiente e Territorio e Scienze Ambientali dell’Università de L’Aquila, relativamente all’aumento impressionate della cementificazione del nostro paese, vale a dire consumo di territorio, emergono alcuni dati preoccupanti, e cioè che dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata dell’Italia è aumentata del 500%.

In Italia negli ultimi quindici anni il consumo di territorio si è stabilizzato a circa 244 mila ettari all’anno. L’Istituto Centrale di Statistica rileva che dal 1990 al 2005 sono stati consumati 3 milioni e 663 mila ettari di superficie libera, cioè un’area più grande del Lazio e dell’Abruzzo messi assieme.

L’Italia ha il primato di primo produttore e consumatore di cemento in Europa con 46 milioni di tonnellate l’anno. Al mondo è il secondo consumatore, il primo è la Cina, ma la Cina ha 1,5 miliardi di abitanti e un territorio grande come l’intera Europa!

Si aggiunga che, secondo l’Istat, la nostra rete stradale si estende per 200 mila km. Strade inutilmente sinuose… che le facciano più lunghe del necessario perché la UE eroga i finanziamenti in base alla lunghezza della strada? (Cfr. articolo originale).

Anche all’estero non se la passano bene? Può essere, ma gli spazi non sono gli stessi; le città, le vie di comunicazione, i trasporti, l’inquinamento, la pulizia, la densità abitativa, tutti questi indicatori sono profondamente diversi dagli standard italiani, e nessuno favorevole all’Italia.
Se un parigino, un londinese o un berlinese vuole farsi una passeggiata in campagna, fuori dal caos, prende la metro o il treno o l’auto e in pochi minuti si ritrova in mezzo al verde.

Chi può fare la stessa cosa in quella esigua striscia di territorio cementificato, in quel continuum di città inquinate e paesi abbandonati che è diventata l’Italia?

Non sono mai stato un ambientalista, ma cosa succederà quando lo stivale sarà completamente ricoperto di cemento?


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Venerdì, Novembre 20, 2009

● La generazione perduta



Dove hanno vissuto i nostri genitori? Ma hanno veramente vissuto?

Possibile che non si siano mai accordi di nulla? Del nulla che li ha accompagnati nel corso della loro vita, dei falsi valori costruiti su fondamenta di carta, dell’abuso delle ideologie per il tornaconto dei soliti noti, dell’occupazione sistematica di ogni posizione di potere da parte dell’élite che s’impose all’epilogo dell’ultima guerra, della cementificazione dell'intera penisola, dell’annichilimento del merito e della creatività, e di mille altre meschinità proprie dell’Italia?

Il partigiano del video potrebbe essere mio nonno, ma parla come non ho mai sentito parlare i miei genitori, né quelli di tutti i miei coetanei. Questi genitori sono la generazione inutile, la generazione perduta: quella che non ha avuto occhi per vedere, orecchie per sentire, bocche per parlare e, soprattutto, cervello per capire e cuore per comunicare con i propri figli.

Privi del coraggio necessario per cambiare le cose, avrebbero almeno dovuto sentire il dovere morale di avvertirci. Avrebbero potuto dire: “Vai, parti. L’Italia non è un luogo piacevole dove vivere!” Invece ci hanno fatto perdere innumerevoli anni di vita, finché poi abbiamo capito, da soli e sulla nostra pelle, come stanno realmente le cose.

Adesso li vediamo con occhi diversi. Il loro sguardo è spento. La risata vacua… ci fanno pena.

Costoro rappresentano una generazione vile, bassa e bieca, foriera di egoismo e di meschinità, che eccelle solo nel timore di essere surclassata da persone migliori, come i loro figli. E per questo li tiene a freno: parcheggiati in inutili ed interminabili corsi di laurea e costosi e prestigiosi master; o a casa, fra le amorevoli cure di mamma e papà.


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Sabato, Novembre 14, 2009

● Maximilien Robespierre

JPN

Maximilien-Marie-Isidore de Robespierre, più conosciuto come Robespierre, (Arras, 6 maggio 1758 – Parigi, 28 luglio 1794), è stato un politico e rivoluzionario francese. Probabilmente è il più noto protagonista della Rivoluzione Francese.

In un suo celebre discorso, Robespierre dichiarò:

Noi auspichiamo un ordine di cose in cui le passioni basse e crudeli siano incatenate, e quelle salutari e generose risvegliate dalle leggi.
Auspichiamo che nella nostra nazione la moralità sostituisca l’egoismo, la probità il falso onore, i princìpi sostituiscano le usanze, i doveri le buone maniere, l’impero della ragione sostituisca la tirannia della moda, il disprezzo del vizio quello della sfortuna, l’orgoglio l’insolenza, la magnanimità la vanità, l’amore della gloria quello del denaro, il merito l’intrigo, la buona gente alla buona compagnia, il genio al bello spirito, la verità al lustro, l’incanto della felicità alla noia della voluttà, la grandezza dell’uomo alla piccolezza dei grandi“.

Pochi mesi dopo scoppiò la Rivoluzione Francese.


Siccome in Italia non c’è stata mai nessuna rivoluzione, che scombinasse lo status quo trito e ritrito, la domanda è: ce la faranno gli italiani, noti nel mondo per la pizza, gli spaghetti, il mandolino, la mafia, la menzogna, la codardia, la doppiezza e il compromesso, a ribellarsi ai consueti e noiosissimi padroni?


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