Venerdì, Febbraio 26, 2010

● La cupola a Nord Est

cupola

Nel Nord Ovest stanno timidamente aprendo gli occhi, ma è nel Nord Est che si dorme ancora profondamente. Lì, in quell’angolo chiuso tra Austria e Slovenia, la gente crede di essere immune alle cupole affaristiche che vanno tanto di moda in tutto lo stivale. Chissà da cosa deriva tale fallace convinzione…

Alla fine c’è arrivato anche il Presidente del Porto di Trieste quando, due giorni fa, ha denunciato “l’anomalo rinvio di ogni iniziativa per la crescita del porto” da parte di una cupola politico-affaristica locale, con terminazioni in un posto a caso: Roma.

Molto più grave e documentato, invece, lo "scandalo rifiuti" che ha coinvolto Trieste, e quindi il Friuli Venezia-Giulia, insieme all’Abruzzo, alla Toscana e all’immancabile Campania: una vasta organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi è stata sgominata dai Carabinieri. Si presume che il traffico avveniva con la complicità di impianti di gestione, imprenditori e laboratori d’analisi. In totale sono state arrestate ventitre persone, tra cui il direttore della Ferriera di Trieste Francesco Rosato; sessantuno gli indagati a piede libero.

Indagato anche Steno Marcegaglia, padre della presidente della Confindustria Emma. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere all’omicidio colposo, a lesioni personali colpose, incendio, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsità in registri e notificazioni fino alla falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Le inchieste sono coordinate dalle procure di Grosseto e di Lanciano. E quest’ultimo aspetto, che potrebbe sembrare irrilevante, diventa invece fondamentale se analizzato nel contesto triestino.

Come JusPrimaeNoctis aveva già precedentemente documentato, da anni l’Associazione Green Action Transnational, grazie alle sue denunce all’Unione Europea, ha fatto avviare dalla Commissione Europea, dal Parlamento Europeo e dall’OLAF (Ufficio Europeo Lotta Antifrode), una serie di procedimenti a carico dell’Italia.
Una vera tempesta di infrazioni, reati, inquinamenti gravissimi che alterano, forse irreparabilmente, l’ambiente della provincia di Trieste.

Da evidenziare che la provincia di Trieste ha uno dei più alti tassi di inquinamento del territorio a livello nazionale, con discariche estese dal Carso (con oltre 300 grotte adibite a discariche di rifiuti tossico nocivi), alle coste e al mare (buona parte del litorale triestino è stato interrato con discariche abusive e lo scarico di rifiuti è avvenuto anche nel Golfo di Trieste) e che su queste gravissime situazioni la locale autorità giudiziaria non ha mai avviato alcun intervento efficace, arrivando, invece, addirittura a chiedere la condanna di chi ha avuto il coraggio di denunciare questo degrado coperto da una pesante omertà istituzionale. Perché?

Di tutto ciò la popolazione non sa nulla. Il locale quotidiano monopolista, “Il Piccolo”, non solo non ha sfiorato l’argomento (almeno prima dei recenti arresti ordinati dalla procura di Grosseto) ma, quando l’Associazione Ambientalista ha segnalato i problemi, dalla locale procura della Repubblica è partita una denuncia; ma non nei confronti degli inquinatori, bensì contro un’ambientalista, “reo di aver ottenuto indebita gloria nel denunciare gravi e documentati inquinamenti”.
Ne è nato un inutile processo, che ha assolto l’ambientalista “perché il fatto non sussiste”. Pur tuttavia gli ambientalisti sono stati ingiustamente condannati in primo grado, in sede civile, al pagamento delle spese processuali a favore de “Il Piccolo”, che pochi giorni or sono ha precettato l’Associazione ambientalista.

Da notare che gli ambientalisti sono stati condannati “perché una loro richiesta di rettifica al quotidiano Il Piccolo recava la firma del segretario e non quella del presidente, che in realtà la legge non richiede”, e nonostante il parallelo procedimento penale succitato li abbia visti assolvere con formula piena.

Un’aberrazione né più né meno aberrante di altre già sentenziate a quelle latitudini, e che verranno di certo cassate a tempo debito. Restano, tuttavia, da capire le motivazioni di tali devianti decisioni elevate alla nona.

Alla nona perché sono nove i giudici coinvolti tra primo grado e i vari reclami e opposizioni all’esecuzione della sentenza. In pratica quasi l’intera sezione civile del tribunale di Trieste: Arturo Picciotto, Arrigo De Pauli, Riccardo Merluzzi, Sergio Carnimeo, Lucia Fanelli, Roberta Bardelle, Paolo Sceusa, Annalisa Multari e David Di Paoli Paulovich. Tutti concordi nel condannare gli ambientalisti.

I politici locali non se ne curano, il quotidiano locale tace, il tribunale locale non indaga, ma persegue chi denuncia gli abusi, ed ecco allora perché risulta fondamentale l’intervento della procura di Grosseto. Perché, per aprire una breccia nel sistema omertoso triestino, di certo non ci potevamo aspettare l’intervento delle dormienti istituzioni locali. Purtroppo.


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Sabato, Febbraio 20, 2010

● Cercansi abili chirurghi plastici disperatamente


Una domanda mi sorge spontanea e prepotente: ma perché dobbiamo pagare noi le puttane a questi vecchi mostriciattoli?

Perchè appunto sono dei vecchi mostriciattoli, e sono incapaci di attrarre una donna con altri talenti!

Sarebbe molto più economico, per il povero contribuente italiano, munto come una vacca da latte dalla mattina alla sera e vita natural durante, finanziare - naturalmente con “necessità ed urgenza” - perchè la decomposizione delle mummie procede ormai a ritmo serrato, una bella plastica totale a tutti questi personaggi penosamente libidinosi.

In questo modo non avranno più bisogno di pagare le donne, e la finiranno di disgustarci con le loro patetiche e spudorate manovre per arrivare sempre lì, come degli adolescenti travolti da incontenibili tempeste ormonali…

Mi ero ripromessa di non essere volgare, ma, anche se non le ho, mi avete veramente rotto le palle!


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Martedì, Febbraio 16, 2010

● Vietato chiamare le cose col loro nome

codardo

Il termine VIGLIACCO, anche se di uso diffuso, costituisce sempre un’offesa“. L’ha sostenuto la Corte di Cassazione, che, in una recentissima sentenza, ha annullato l’assoluzione di un catanese di 32 anni. La stessa Corte aveva sancito che l’epiteto “vaffanculo” non è più un reato “perché è un termine entrato nell’uso comune”.

E’ bellissimo quando certi parrucconi vogliono sostituirsi alle sensibilità individuali che, in quanto individuali, non possono essere regolamentate da sentenze. A meno che non si voglia conformare tutta l’umanità ad una morale comune, di fatto disumanizzandola.

Io preferisco ricevere un sano “vaffanculo” piuttosto che un “vigliacco”, ma - se non mi sono dimostrato coraggioso - dovrò farmene una ragione, con o senza sentenze e interventi terzi. Difficilmente mi sentirò offeso per essere stato mandato “a fare in culo”, perché la frase stessa è un nonsenso e, a differenza del termine “vigliacco”, che può a ragione o meno contraddistinguere un determinato comportamento, sarà sempre un’affermazione assurda e incongrua.
Ma non possiamo escludere che, come esistono personaggi che mangiano la merda, si mettono il pearcing nelle zone intime, nella lingua, ecc., dormono sui chiodi, si fanno tagliare il pene per poi andare con Marrazzo o si prostituiscono con i vecchiacci della Protezione Civile, non possiamo escludere, dicevo, possa esserci qualcuno che preferisce godersi un bel “vigliacco” al posto di un sonoro “vaffanculo”. I gusti son gusti, che la Corte di Cassazione lo voglia o no.

Forse pochi l’avranno notato, ma la sentenza non prende minimamente in considerazione il fatto che l’affermazione potesse corrispondere al vero. Ossia che il querelante potesse effettivamente difettare di coraggio. Perché, vocabolario alla mano, “vigliacco” significa: “colui che manca di coraggio”, e può succedere. I vigliacchi esistono, e l’affermazione può essere vera.

Se questa sentenza avrà un seguito, a breve non potremo più chiamare “magro” un magro, “lento” un lento o “smemorato” uno smemorato, “colui che manca di memoria”. Tutte le persone manchevoli di qualcosa potranno ritenersi offese e sporgere giusta querela, con certezza di vittoria finale in Cassazione. E poi ci si lamenta della fuga dei cervelli… in Italia, se continua così, resteranno solo i deficienti (dal latino “deficiere”, mancare).

Si può nascere senza coraggio, o magari acquisirlo poco a poco nel corso della vita, ma può anche giungere all’improvviso e farci compiere gesta eroiche. Quello che è inaccettabile è farsi cassare per sempre l’uso di un termine, che possiamo tranquillamente cancellare dal vocabolario, pena la commissione di un reato. Poco importa se il termine viene usato a ragione, perché - a sentire la Corte - “costituisce sempre un’offesa”.

In un paese di pavidi (e sono reo nello scriverlo), ci tolgono la possibilità di chiamarli col loro vero nome.


P.S. E’ giunta notizia che la Corte di Cassazione ha dato un nuovo piccolo contributo all’incertezza del diritto in Italia, stabilendo che il “vaffanculo” tra vicini di casa costituisce reato di ingiurie. In passato la stessa Cassazione aveva stabilito che un “vaffanculo”, in altri contesti, non costituisce reato.

Per chi volesse farsi quattro risate, anche su questo argomento, lascio il link. La legge non ammette l’ignoranza, ma le sentenze della Corte di Cassazione sono un terno al Lotto. In Italia, più della conoscenza della legge, conta il culo!


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Sabato, Febbraio 13, 2010

● Gli esportatori di cultura e di pace si beccano 92 raccomandazioni dall’ONU

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DIRITTI UMANI: DALL’ONU 92 RACCOMANDAZIONI ALL’ ITALIA.

Accrescere la lotta alla discriminazione e al razzismo e dotare il Paese di un’istituzione nazionale indipendente sui diritti umani figurano tra le principali raccomandazioni fatte all’Italia dai paesi dell’Onu per migliorare la situazione dei diritti umani.

Il Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite ha infatti adottato a Ginevra il suo progetto di rapporto e raccomandazioni sull’Italia, frutto dell’esame periodico universale (Epu) svoltosi il 9 febbraio in presenza del sottosegretario agli esteri Vincenzo Scotti e cui è sottoposto ogni paese dell’Onu.

In tutto sono 92 le raccomandazioni formulate all’Italia, molte sugli stessi temi. L’Italia ancora non si è ancora pronunciata, ma “il Paese - ha detto al Consiglio l’ambasciatore italiano Laura Mirachian - ha però preso nota di tutte le raccomandazioni” e “risponderà ad ognuna entro la 14/sessione del Consiglio dei diritti umani, in giugno”.

Le raccomandazioni saranno esaminate a fondo nel quadro delle procedure interne, in modo aperto e prioritario, ha aggiunto. Molte raccomandazioni chiedono all’Italia di accrescere la lotta al razzismo e alla discriminazione, nei confronti dei Rom in particolare. L’Italia deve inoltre agire per favorire l’integrazione interculturale, favorire la parità tra uomo e donne, lottare contro l’istigazione all’odio.

Tra i temi affrontati anche il “pacchetto sicurezza”, la situazioni degli immigrati irregolari, dei minori, dei detenuti, l’indipendenza e la pluralità dei mass media - tema evocato da Paesi come la Norvegia o il Canada - l’indipendenza della giustizia - questione sollevata ad esempio dal Regno Unito e l’Austria ma anche dall’Iran. Si raccomanda inoltre l’introduzione nell’ordinamento italiano del reato di tortura e la lotta al traffico di esseri umani ed altri temi.

Ma sono ben 25 i Paesi che hanno chiesto al Governo italiano di adempiere alla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1993 e di “costituire senza ulteriori ritardi una Commissione nazionale indipendente per i diritti umani in linea ai Principi di Parigi in merito a indipendenza, autorevolezza ed effettività”, come ha sottolineato la delegazione del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani (rete di 81 organizzazioni non governative italiane).

Si tratta di una misura prioritaria per il rafforzamento della promozione e protezione anche dei diritti dei migranti, dei richiedenti asilo, dei detenuti, delle minoranze rom e sinti“, si afferma in una nota.

Tante raccomandazioni, tutte insieme, non le ha mai prese nemmeno l’Iraq di Saddam Hussein. Nemmeno la Germania di Adolf Hitler.


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Domenica, Febbraio 7, 2010

● Il nuovo “caso calvi”


Perché no? Perché non potrebbe essere stata una colossale presa per il culo pre-organizzata?

Conosciamo infatti il personaggio, e abbiamo saputo di come è assurto al potere: i miliardi piovuti dal cielo (del sud) per dare vita all’impero, le sentenze prescritte pregne di reati, i processi saltati per le leggi ad personam, siamo inorriditi davanti alle inique leggi ad Mediaset, davanti al suo braccio destro condannato per Mafia, a quello sinistro condannato per corruzione di magistrati, tanto per citare le prime cose che mi vengono in mente (e perché, onestamente, sono anche stufa di fare il riassunto delle malefatte di Berlusconi).

Con questi precedenti e un tale attore, organizzare un finto attentato per guadagnare consenso è un gioco da ragazzi, e non mi meraviglierei affatto se fosse andata proprio così.

Per chi si occupa da sempre (e solo) di fiction, pianificare una clip da film, con Tartaglia miglior attore non protagonista (e non consapevole), sarebbe semplice come bere un bicchiere d’acqua, come per una velina guadagnare una poltrona da ministro con un colpo d’anca.



P.S. Perché gli uomini dell’entourage di Berlusconi hanno sempre meno capelli di lui (cioè nessuno)? E’ forse un requisito obbligatorio per l’assunzione?


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