Sabato, Maggio 29, 2010

● L’interpretazione italiana della democrazia


Iglesias (CI): distribuzione di pasta da parte di Salvatore Di Paola, candidato consigliere comunale, appartenente ad un partito… a caso.


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Domenica, Maggio 23, 2010

● Il declino del Sulcis

alcoa

Ho uno splendido ricordo della Sardegna: in ogni paese dove ho fatto tappa sono stato accolto con grande calore e ospitalità. La gente mi tempestava di domande e curiosità, e infine non mi lasciava andare via senza offrirmi un bicchiere di vino o un caffè. I sardi sono gentili. Sono ospitali. Sono un po’ ingenui, forse, sicuramente perché non sono ancora stati contaminati dagli altri italiani, quelli che loro chiamano “i continentali”.

Mi riferisco in particolare alla provincia di Carbonia-Iglesias, un paradiso terrestre ancora quasi incontaminato. Avessero avuto a disposizione quei luoghi (e quel clima) nel nord Europa, sarebbero diventati il non plus ultra delle mete turistiche mondiali… invece il 40% dei disoccupati dell’intera Sardegna si trova nel Sulcis Iglesiente, dove vive solo l’8% dei sardi, le zone costiere non hanno un porto turistico, non c’è un aeroporto, la ferrovia si ferma a Carbonia (a più di 20 km dalle coste), le fabbriche chiudono, etc, etc, etc…

E di chi è la responsabilità di tutto ciò? Ma ovviamente della classe politica locale, che muta partito e ideologia con naturalezza e spadroneggia a quelle latitudini da almeno vent’anni, senza ricambio.

Quando ho ricevuto la mail non ci volevo credere. Poi ho cercato i riscontri sui giornali e sulla rete e ho dovuto arrendermi all’evidenza: il Sulcis è un microcosmo, dove viene perfettamente rappresentata la situazione politica nazionale, ma - se possibile - più spudoratamente.

Forse non lo sapete, ma in Sardegna si sta per andare al voto per rinnovare le otto province (e 176 comuni). Stante le premesse sarebbe stato auspicabile mandare a quel paese i politici che hanno degradato il Sulcis, portandolo a diventare il fanalino di coda della Sardegna, invece alle elezioni provinciali si ripresentano sempre i soliti nomi.

L’attuale presidente della Provincia di Carbonia-Iglesias, Pierfranco Gaviano, era stato eletto nelle file del PD. Dopo che non è stato candidato alle regionali del 2009 ha però pensato bene di passare all’UDC, facendosi sostenere in Provincia da alcuni fuoriusciti del centro-destra, che lo stesso centro-destra definisce traditori.

Oggi “il traditore” Gaviano è candidato con l’UDC nella coalizione di centro-destra. Analogamente l’UDC premia i consiglieri uscenti che l’hanno appoggiato nel ribaltone: Mario Corongiu, sindaco di Sant’Antioco, e Antonio Vigo, sindaco di Calasetta, entrambi ricandidati alla provincia sempre con il centro-destra.

Restando in tema di voltagabbana, non possiamo trascurare Gianni Carboni, candidato di punta del PDL nel collegio n. 16. Nel 2005 fu eletto alla provincia come consigliere nelle file di Forza Italia, e siccome allora vinse il centro sinistra lui vide bene di passare immediatamente all’UDEUR per poter far parte della maggioranza. Trascorsi i cinque anni di legislatura Carboni viene accolto a braccia aperte nel PDL. Imprenditore, costruisce case di legno, alcune delle quali vendute dopo il terremoto alla cittadina dell’Aquila. Titolo di studio: licenza elementare.

Nell’inchiesta sull'eolico in Sardegna, che vede indagati il coordinatore nazionale del PDL Denis Verdini e il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, rientra anche il lavoro dell’ex assessore ai servizi sociali della provincia di Cagliari, e attuale consigliere della Provincia di Carbonia-Iglesias Pinello Cossu, sempre dell’UDC.
L’indagine porta al progetto per un parco eolico nella zona industriale di Cagliari e coinvolge pure l’ex assessore socialista al Comune di Napoli, Arcangelo Martino, l’imprenditore che ha raccontato al “Corriere della Sera” di avere presentato Silvio Berlusconi a Benedetto Letizia, padre di Noemi, l’amichetta, allora minorenne, del presidente del Consiglio.

Analizzando il resto dello schieramento dei candidati di centro-destra al consiglio provinciale di Carbonia-Iglesias lo scenario non migliora, anzi…

In prima linea troviamo niente meno che Roberto Montorzi (PDL): quello che, mentre patrocinava le vittime della strage di Bologna, andava a casa di Licio Gelli, Gran Maestro della P2; quest’ultimo poi fu condannato per depistaggio.
Roberto Montorzi è un figuro che in Italia non abbiamo dimenticato, ma che - evidentemente - ha trovato comodo asilo in Sardegna, dove la gente è buona, ospitale… e smemorata.

L’Associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna scrive di lui: “…si verificò il tradimento dell’avvocato Roberto Montorzi; le sue numerose denunce traboccanti di bugie e di falsità non sono state ritenute degne di considerazioni dal Tribunale di Firenze che le ha archiviate; altrettanto ha fatto il Consiglio Superiore della Magistratura.
L’Ordine degli Avvocati, a seguito della denunzia dei familiari delle vittime traditi, ha ritenuto colpevole Montorzi condannandolo a sei mesi di sospensione dall’albo e quindi dalla professione. Questi risultati confermano le nostre supposizioni che tutto quello che era accaduto era stato programmato da tempo.
Malgrado l’autorevolezza e la pluralità di queste condanne vi è ancora qualcuno, ad altissimo livello, che difende l’operato di questo GIUDA.

Andiamo avanti. Sempre nello schieramento del centro-destra troviamo candidato Adriano Aversano, ex sindaco di Calasetta, condannato a diciotto mesi di reclusione per abuso d'ufficio.

Ancora nel centro-destra, ma antagonista di Aversano (?), abbiamo il succitato Antonio Vigo, il cui nome è stato associato ad un sondaggio riguardante un ecomostro costruito sull’isola di Sant’Antioco, nel comune di Calasetta, dove è attualmente sindaco.

Ma forse il personaggio più spudorato è Mario Crastus, detto Gianni, candidato presidente del neonato Movimento CAPA (caccia-ambiente-pesca-agricoltura), il quale, per non essere da meno dei succitati concorrenti, sfoggia nel proprio curriculum una bella condanna a quattro anni di reclusione per peculato. Stante il reato, è sicuramente la persona più indicata per maneggiare soldi pubblici.
Crastus é stato condannato con rito abbreviato in un processo che ha visto condannare a quattro anni anche l’ex sindaco di Sant’Antioco Virginio Locci, la cui famiglia esprime l’attuale PDL nel Sulcis ed è puntualmente rappresentata nelle candidature alle provinciali.
Crastus e Locci sono stati giudicati entrambi colpevoli di peculato in relazione all’attività della società mista pubblico-privata “Mari Biu Srl”, costituita dal comune di Sant’Antioco, e che doveva occuparsi di recupero ambientale.

Finiamo in bellezza con Michela Mercenaro, alias “la Maga di Calasetta“, che ha recentemente patteggiato tre anni e otto mesi per truffa, estorsione e ricettazione. Se fosse stata così geniale da organizzare anche una rapina a mano armata, avrebbe potuto ambire ad essere candidata come presidente della Provincia, invece dovrà accontentarsi di fare la candidata a consigliere, neanche a farlo apposta, sempre nelle file del centro-destra. Peccato.
Nello specifico, la Maga avrebbe approfittato del momento di debolezza di alcuni clienti per estorcere denaro e gioielli, prima promettendo di usare i suoi poteri paranormali per risolvere la loro difficile situazione, poi minacciando pesanti ripercussioni sulla vita lavorativa e personale se non avessero pagato.

Niente male davvero: il Sulcis è una piccola Berlusconia!

Insomma, non c’è da stare allegri. Ma se la gente non s’informa, o peggio s’informa e poi vota ugualmente questi figuri e il Sulcis va definitivamente in rovina, chi sono i veri colpevoli?

… Mentre ci pensate, un Daniele Luttazzi è doveroso:



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Mercoledì, Maggio 19, 2010

● La legge era uguale per tutti

segnaletica clericale

Un altro passo verso un regime di manganelli e censure è stato fatto con il “DDL intercettazioni”.

Tra le varie limitazioni alla libertà personale, in spregio alla Costituzione, spicca la norma che prevede di avvisare il vescovo quando emerge un reato nei confronti di un sacerdote, e di avvisare il Vaticano quando emerge un reato a carico di un vescovo.

Mentre all’estero ridono, una domanda sorge spontanea: quando emergerà un reato nei confronti di un monaco buddista, bisognerà avvisare il Dalai Lama?


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Mercoledì, Maggio 12, 2010

● Lesioni personali, volontarie


Lesioni personali volontarie. Con quest’unica ridicola accusa c'è il rischio che siano incriminati gli agenti di polizia autori del pestaggio ai danni di Stefano Gugliotta, il giovane cittadino inerme picchiato, arrestato e trattenuto ingiustamente in carcere da cinque giorni. Il condizionale è d’obbligo, perché finora l’unica conseguenza del pestaggio è che la vittima è in galera.

Al PM Francesco Polino volevo rinfrescare la memoria. Forse non ha ben chiaro il video (e dire che è chiarissimo):

Nel proporsi in quel modo gli agenti hanno commesso reato di abuso d'ufficio, seguito dalle lesioni personali volontarie.

Siccome i suddetti reati sono stati commessi da un nutrito numero di agenti, si configura pure il reato di associazione per delinquere.

Non essendo, la vittima, colpevole di alcunché ed essendo stata arrestata, ecco che i poliziotti hanno operano un perfetto arresto illegale. E quattro.

Sembrerebbe che Stefano Gugliotta sia stato successivamente denunciato per resistenza, oltraggio e lesioni. Ma, “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta“: si chiama legittima difesa. E qui il pericolo di subire un’offesa ingiusta, da parte di un’associazione a delinquere intenta a compiere quattro reati in un colpo solo, era evidentissimo.

Per cui, invito il PM a riformulare correttamente le accuse, ad arrestare chi ha commesso i reati (non fosse altro perché la legge dovrebbe essere uguale per tutti, e Stefano Gugliotta è stato arrestato a tempo di record), infine invito Stefano Pedica (IDV) e Paola Frassinetti (PDL), che si sono interessati al caso, a vigilare affinché le accuse siano ricalibrate e la vittima del pestaggio rilasciata e risarcita.

Siamo veramente esasperati e stufi da questa disparità di trattamento. Ormai è chiaro e abbiamo le prove: non tutti, ma una buona parte di questi personaggi da noi pagati per difenderci dai delinquenti (!!) si arruola solo per menare le mani (o sparare). Ecco, chiediamo a Bertolaso di ristrutturare il Colosseo con un rapido evento speciale, che abbiamo già i gladiatori, così almeno ci divertiamo anche noi… e Scajola può seguire i combattimenti gratis!


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Mercoledì, Maggio 5, 2010

● Il potere del web

Movimento cinque stelle

Il blog di Beppe Grillo è uno dei migliori e più visitati al mondo. Si stimano in circa 200.000 le visite giornaliere, con un bacino di visitatori unici annuo che supera il milione.

Ad un mese dal voto delle Regionali, siamo andati ad indagare su quanto abbiano inciso i visitatori del sito di Grillo sui risultati del Movimento Cinque Stelle nelle 5 regioni italiane nelle quali si è presentato: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Campania. E abbiamo scoperto che il quasi mezzo milione di voti ottenuti dal Movimento, coincide esattamente con la quota di visitatori del sito di Beppe Grillo relativa alle cinque regioni nelle quali il Movimento si presentava.

Più precisamente, la somma degli abitanti delle cinque regioni suddette è di 27.460.202, quindi quasi la metà degli italiani. Se il blog di Grillo, in tutta Italia, ha 1.000.000 di visitatori unici, ecco che considerando mezza Italia non può che averne la metà del summenzionato milione: ovvero 500.000, cifra che coincide con i risultati elettorali raggiunti.

Con la sola forza del web, senza passaggi nelle televisioni, interviste sui giornali o campagne con manifesti elettorali, il Movimento Cinque Stelle ha ottenuto risultati straordinari, per un paese refrattario a qualsivoglia cambiamento come l’Italia, racimolando in totale proprio quasi mezzo milione di preferenze. Nel dettaglio in Piemonte è arrivato al 3,4%, 2,3% in Lombardia, 2,6% in Veneto e 1,5% in Campania e, soprattutto, un sonoro 7% in Emilia-Romagna.

Il dilemma è che, oltre ai voti derivanti dai visitatori del sito, non un solo voto in più è arrivato al Movimento Cinque Stelle. E, se consideriamo il ritardo cronico (e voluto) nell'informatizzazione e nella diffusione della rete che attanaglia l'Italia, il problema per il Movimento non è da poco: se navighi e conosci il Movimento Cinque Stelle non puoi fare a meno di votarlo; ma se non navighi non lo conosci affatto, ergo non lo voti.

Soprattutto se chi non naviga è soggetto a questo trattamento televisivo quotidiano:



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