Lunedì, Luglio 12, 2010

● Migrazioni

migrazioni

Mi è capitato fra le mani un articolo di Micromega dell’anno scorso, nel quale si elencavano dettagliatamente le ragioni, chiamiamole così, che impediscono un apparentamento tra IDV e MoVimento Cinque Stelle. Leggendo sono rimasto esterrefatto…

CAMPANIA
Dopo aver distrutto il coordinamento provinciale di Benevento e screditato la ex coordinatrice Angela Zeoli costringendola a restituire la tessera, per premio l’On. Nello Formisano è stato candidato nel 2008 alla Camera da Antonio Di Pietro, dove oggi siede come deputato.
Ma chi è Nello Formisano? Avvocato, in passato portantino all’ospedale Cardarelli di Napoli, ex PCI, ex DS, secondo il periodico napoletano “La Voce delle Voci” iscritto alla massoneria, in particolare alla Gran Loggia d’Italia, fondatore dell’Italia dei Valori a Sansepolcro per poi distaccarsene e diventare un fiero oppositore della stessa all’interno dei DS e quindi confluire nella Margherita. Nel 2005 il grande ritorno all’IDV con le gesta succitate e la nomina a coordinatore regionale della Campania.

LIGURIA
Non va decisamente meglio in Liguria, dove Giovanni Paladini è dall’inizio del 2009 alla guida dell’Italia dei Valori. Passato con Di Pietro poco prima delle politiche del 2008, viene eletto alla Camera. Nel giro di un anno è riuscito a compiere il miracolo della moltiplicazione delle tessere, passate, nei mesi immediatamente precedenti il congresso, da 700 a 7.000.
Ex PPI, poi Margherita, poi PD, è stato in passato commissario di polizia e segretario generale aggiunto del SAP, il sindacato «indipendente» (in realtà smaccatamente di destra) delle forze dell’ordine. Animatore, dopo il G8 di Genova, della campagna chiamata pro manganellatori chiamata «Chi difende i difensori?».

BASILICATA
Il Sen. Felice Belisario ex Commissario IDV in Puglia nonché deus ex machina dell’IDV Basilicata, ha riempito il partito delle mani pulite di faccendieri ed arrivisti, in larga misura di provenienza democristiana.
A questi professionisti della politica, pronti a salire sull’autobus targato IDV, magari in prossimità di un’importante consultazione elettorale, per poi scendere alla fermata successiva, è stata spesso consentita una fulminea carriera all’interno delle strutture locali del partito; mentre attivisti di provata fedeltà, o neoiscritti motivati e competenti, vengono relegati nel ruolo di meri «manovali». Un fenomeno che ha come risultato quello di deprimere e far allontanare la parte migliore della militanza.

PUGLIA
Quand’era Commissario della Puglia, Felice Belisario aveva nominato coordinatore regionale Pierfelice Zazzera (da Felice a PierFelice il passo è breve; Berlusconi docet), quello che poi - insieme al Sen. Caforio - impose all’ex coordinatore di Brindisi, Francesco Greco, di accettare il passaggio all’IDV di Antonio Giunta, giovane consigliere comunale legato all’ex sindaco Antonino (più volte finito in carcere per corruzione).
Giunta, eletto in consiglio comunale con una lista civica di centro-destra, una volta entrato nel partito di Di Pietro aveva ottenuto da Caforio il permesso di continuare ad appoggiare fino alla fine del mandato il sindaco di destra Domenico Mennitti. Com’è finita? Greco espulso dal partito e il coordinamento di Brindisi commissariato.

LOMBARDIA
In Lombardia l’ultimo congresso regionale si è tenuto nel novembre 2008, quando è stato rieletto il coordinatore uscente Sergio Piffari, albergatore di Valbondione. Piffari è deputato, consigliere comunale del paese che gli ha dato i natali, assessore dell’Unione dei comuni e delle comunità montane della Lombardia e presidente di una cooperativa pubblico/privata che si occupa del recupero delle miniere abbandonate nella zona di Bergamo e provincia.
In passato è stato sindaco di Valbondione, consigliere provinciale e, fino a giugno 2009, assessore al personale e ai cimiteri del comune di Bergamo.
Al congresso dello scorso novembre, una volta vincitore, Piffari ha preteso ed ottenuto di presiedere un coordinamento regionale dal quale fossero esclusi i rappresentati della mozione di minoranza, presentata da Alfredo Toppeta, che aveva raccolto circa il 30 per cento dei voti. Viva l’alternanza, la condivisione d’intenti e soprattutto il rispetto delle regole statutarie.

PIEMONTE
In Piemonte gli ultimi congressi provinciali, seguiti dal regionale, risalgono al 2005. Per la provincia di Torino a guidare il partito è arrivato, ad inizio 2008, Gaetano Porcino, ex Margherita, che oggi afferma candidamente di esser stato nominato senza un congresso, «a tavolino», spuntato così, come un fungo dopo la pioggia, per rimodulare la classe dirigente locale dell’IDV facendo spazio ai suoi accoliti.
Porcino è infatti passato all’Italia dei Valori insieme ad altri tre consiglieri comunali torinesi (fra cui Rocco Lospinuso, ex Forza Italia, ora nel gruppo misto) e a circa sessanta fra consiglieri comunali e assessori sparsi in tutta la provincia.
Il suo arrivo nel partito ha provocato più di un malumore nella base e fra i militanti storici, nonché un crescente dissidio con l’altra cordata dell’IDV piemontese facente capo alla Sen. Patrizia Bugnano.
Porcino, oltre ad essere coordinatore provinciale, è anche deputato e consigliere comunale. Che appetito… ma del resto deve pur nutrire tutto il branco che si è trascinato dietro.

MARCHE
Nelle Marche tutto è in mano a Davide Favia, l’ex fondatore di Forza Italia in quella regione. E direi che non occorre aggiungere altro.

CALABRIA
Nel dicembre 2007 la contesa tra Maurizio Feraudo e Aurelio Misiti si concluse nel congresso regionale della Calabria che sfociò in una rissa, che rese necessario l’intervento dei Carabinieri. Vinse Misiti… ai punti.
Recentemente si è tenuto il congresso della Provincia di Cosenza, la cui unica variante rispetto alla rissa del 2007 è stata l’assenza dei Carabinieri. Qua ne illustra brevemente i contenuti Luigi de Magistris.

EMILIA ROMAGNA
A Bologna un’assessore donna dell’IDV, Maura Pozzati, è stata cacciata perché madre di un bambino. “Non avrebbe avuto il tempo necessario per dedicarsi a tutto il lavoro”, ha spiegato la coordinatriche regionale Silvana Mura, accusata di essere l’Erode di questa imbarazzante vicenda anti-pari opportunità. Qua il video dove Maura Pozzati delucida la questione.

SARDEGNA
In Sardegna, passando per il Medio Campidano, dove coordinatore provinciale e partito coincidono con Igina Campus, si arriva alla Provincia di Nuoro.
Lì, ed è storia attuale, il coordinamento provinciale e quello regionale, quest’ultimo guidato dall’On. Federico Palomba, riescono a produrre ognuno un candidato diverso per la carica di assessore provinciale. Visto l’eccesso di zelo (o di fame?) il Presidente della Provincia di Nuoro, Roberto Deriu, congela la nomina.
Stesso teatrino e stesso onorevole protagonista nella Provincia di Carbonia-Iglesias, dove il Presidente è quel marziano di Salvatore Cherchi, uno che pubblica gli stipendi di consiglieri e assessori pochi giorni dopo la vittoria elettorale, nega le auto blu, toglie rimborsi spese iniqui e pretende giovani laureati, e soprattutto donne, nella giunta: roba da Italia dei Valori insomma.
E invece no. Il solito Palomba, dopo aver piazzato figlio e nipoti ad ogni latitudine, imbeccato dal coordinatore provinciale Diego Fronterrè sconfessa la scelta di Cherchi - ovvero donna giovane e laureata, rappresentativa del partito e del territorio, tratta da una rosa di nomi in precedenza fornita dal coordinamento provinciale IDV - a favore di un politicante ex PCI, ex sostenitore del centro-destra, ex ribaltonatore, ma che ha dalla sua parte l’amicizia del coordinatore provinciale (e sicuramente altre cose che non vengono rese note).
Siccome Cherchi non è uno stupido, e soprattutto con questi personaggi poi ci deve lavorare lui, opta per la stessa scelta di Nuoro: nomina congelata, e appetiti dei massimi dirigenti IDV anche qui disattesi.

Questi i baroni dell’IDV, coordinatori e onorevoli allo stesso tempo (che una carica serva per ottenere l’altra e viceversa?). A questo punto non ci si può meravigliare se Beppe Grillo, con questa gente dell’IDV, non voglia averci niente a che fare… tanto sarà la parte sana dell’elettorato dell’Italia dei Valori ad andarsene spontaneamente, come già accade.

Dell’IDV rischia di rimanere un guscio vuoto, formato da baroni e affini.

La prova che l’elettorato IDV non gradisca i baronati l’abbiamo prendendo ad esame i voti ottenuti dall’IDV alle recenti elezioni europee, dove il voto è chiaramente d’opinione e slegato dalle logiche locali, e confrontandoli con quelli delle amministrative: in media, la percentuale ottenuta dal partito alle comunali e alle provinciali del giugno 2009 e maggio 2010 si aggira infatti attorno al 4-5%, contro il quasi 10% delle europee. Perché?
A livello locale le ali del gabbiano arcobaleno sembrano troppo spesso zavorrate dal peso della sua contiguità ad un ceto politico dai modi di fare discutibili, in molti casi approdato in IDV dopo svariati cambi di casacca e in seguito a ponderatissimi calcoli di mera convenienza personale.
Non proprio quello che ci si aspetterebbe da un partito che aspira ad incarnare un modo nuovo di fare politica, aperto al contributo di quanti, da semplici cittadini, vogliono smetterla di guardare disgustati dalla finestra e rimboccarsi le maniche per costruire un’alternativa al regime berlusconiano.

Apro una parentesi sui commissariamenti delle province e delle regioni in casa IDV. Nell’ultimo biennio risulta che siano state commissariate le seguenti province e/o regioni:

TREVISO, UDINE, PORDENONE, BRINDISI, TARANTO, LECCE, BENEVENTO, ASCOLI PICENO, FERMO, LUCCA, AGRIGENTO, ANCONA, PESARO, URBINO, TRENTINO ALTO ADIGE, PUGLIA, UMBRIA, SICILIA, CALABRIA, BASILICATA e MARCHE.

Ma sono sicuro che l’elenco non è completo, e invito chi è più informato di me a segnalare eventuali mancanze.

Dopo espulsione e commissariamento, che fine fanno gli epurati? Costituiscono liste civiche alternative, fondano associazioni o si aggregano ad altri movimenti.
Se persone che per anni hanno dedicato tempo ed energie ad un progetto politico in cui credevano sono costrette a migrare al di fuori dell’IDV, evidentemente c’è qualcosa che non va.
Se poi consideriamo che un partito - fondato per difendere valori come quelli di legalità, trasparenza e moralità pubblica - troppo spesso si dimostra estremamente tollerante nei confronti di comportamenti individuali e di scelte politiche che contrastano con quegli stessi valori, il problema assume dimensioni ancora maggiori.
Se, infine, ci mettiamo nei panni del singolo iscritto che vede la propria dedizione e il proprio slancio etico finire al servizio dell’arrivista e del carrierista di turno, si comprende perché molti abbiano deciso di lasciarsi alle spalle un’esperienza di impegno attivo in politica di cui oggi c’è estremo bisogno.

Caro Di Pietro, stanti i rumors le elezioni politiche sono alle porte e c’è l’urgenza di stravolgere il partito e permettere così l’accesso a quella larga fetta di cittadini che se ne tengono alla larga, disgustati più che impauriti dall’orrido sbavare dei tuoi mastini affamati di poltrone.
Se il vero rinnovamento non dovesse avvenire per tempo, non dare poi la colpa ad altri se non a te stesso, perché solo tu possiedi le chiavi per scassinare le casseforti cariche di tessere dei baronati e cambiare lo status quo in tempi rapidi.


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